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Cresce la persecuzione contro i cristiani. 215 milioni in tutto il mondo

Newsletter Missionari Comboniani 01.02.2018 M. T. Pontara Pederiva Open Traduzione di: Jpic-jp.org

Il Colosseo romano sabato 24 febbraio si illumininerà in rosso per denunciare la persecuzione dei cristiani nel mondo. Un evento mediatico organizzato dalla fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” per coloro che sono perseguitati per la loro fede, specialmente i cristiani. L'illuminazione sarà in concomitanza con altri luoghi che simboleggiano il martirio contemporaneo dei cristiani: Aleppo (Siria) o Mosul (Iraq). Ecco alcuni dati del secondo il rapporto Open Doors del 2018.

 

Secondo il rapporto Open Doors del 2018, la persecuzione si è espansa geograficamente e numericamente. La minaccia del nazionalismo religioso o ideologico è seria, specialmente in Asia e in Africa. Più di 215 milioni di cristiani soffrono l’intolleranza nel mondo (circa 1 su 12, o il 8,6%): 3060 sono stati uccisi, 1922 incarcerati, 793 chiese prese di mira. Queste sono le cifre del Rapporto 2018 recentemente pubblicato dalla Ong Open Doors, che fa riferimento al periodo compreso tra novembre 2016 e ottobre 2017.
Nel suo nuovo Indice mondiale di persecuzione dei cristiani, l'organizzazione, fondata nel 1955 da un giovane olandese, Ann Van der Bijl, e che riunisce una ventina di associazioni indipendenti operanti in oltre 60 paesi al servizio dei cristiani perseguitati, rivela che la persecuzione si è espansa geograficamente e numericamente - in crescita dell'1,13% rispetto all'anno precedente -, e che il numero delle vittime è aumentato del 154%, rispetto a quelle registrate nel 2017. Se l'estremismo islamico rimane la causa principale, l'aumento del nazionalismo religioso o ideologico costituisce oggi  una seria minaccia, in particolare nel Medio Oriente e nel Sud-Est asiatico. "Abbiamo notato che il ritorno del nazionalismo ha sempre più e sempre più spesso una connotazione religiosa", afferma Michel Varton, direttore di Open Doors, e autore del rapporto.
Accanto all'Islam - coinvolto in 40 dei 50 paesi in cui i cristiani sono maggiormente perseguitati -, ci sono altre religioni come il buddismo, l'induismo e il confucianesimo che si identificano come religioni di stato, in India, Myanmar, Nepal o Cina, per esempio. Poi c'è il comunismo, la "religione ateista" che svolge un ruolo simile in stati come il Laos o la Corea del Nord, dichiarata il peggior posto nel mondo per essere un cristiano, ancora una volta in cima alla lista di Watch 2018 di Open Doors per il 17° anno consecutivo, seguita al secondo posto dall'Afghanistan.
Al fine di essere in grado di indicizzare i paesi, è stato sviluppato un sistema di punteggio, la World Watch List (WWL). Come risultato dell’analisi WWL - il grado di persecuzione è caratterizzato su una scala da 0 a 100 punti e ogni paese ottiene un punteggio finale specifico che è usato per determinare la sua posizione nella lista di controllo mondiale in una classifica che va da 1 a 50.
In entrambi i casi, in Corea del Nord e Afghanistan, così come per le altre nazioni esaminate, il  livello globale di persecuzione è aumentato costantemente negli ultimi cinque anni: la Corea del Nord è passata in punteggio da 92 a 94, l'Afghanistan da 89 a 93, la Giordania da 63 a 66, il Tagikistan da 58 a 65, la Malesia da 60 a 65, e la Turchia, da 57 a 62. Ci sono alcune eccezioni, come il Pakistan, che detiene il 5° posto e che scende da 88 a 86 punti, la Nigeria al 14° posto da 78 a 77, il Kenya al 32° posto da 68 a 62, e il Bangladesh, 41°, da 63 a 58 punti.
Tenendo conto della difficoltà di ottenere dati nei paesi in cui i conflitti sono in corso, il punteggio totale è la somma di una serie di parametri relativi all'oppressione e alla violenza (estreme, da 81 a 100 punti, molto forti da 61 a 80 punti, forti tra 41 e 60). La Nigeria, per esempio, per via della setta islamista Boko Haram, ha raddoppiato il numero di omicidi (2000) rispetto al 2017. Tra i paesi in cui la violenza sta crescendo ci sono la Libia (7° posto), l'India (11° posto), l'Egitto (17° posto) e il Nepal, che è entrato al 25° posto della classifica, e l'Azerbaigian al 45° posto.
In fondo alla lista, il Bahrain (48°) è cresciuto da 54 a 57 punti, la Colombia (49°) da 53 a 56 punti, e Gibuti (50°), che è sceso leggermente da 57 a 56 punti. Tra le pochissime cose positive, spicca la Siria, che va dal 6° al 15° posto, probabilmente a causa del fatto che il Daesh ha perso il controllo del territorio.
Se guardiamo alla geografia delle persecuzioni, Europa, Nord America e Oceania ne sono esenti: si può dire che un cristiano su 75 mila sia perseguitato. Ma la persecuzione in America Centrale e Sud America si è ben consolidata, con il Messico al 39° posto e la Colombia al 49° posto, mentre ci sono ben 14 paesi africani nella classifica della World Watch List, con 81 milioni di cristiani perseguitati e 34 paesi asiatici con 113 milioni di perseguitati.
Il Rapporto evidenzia due tipi di persecuzioni. La cosidetta Smash (Distruggere), che consiste in brutali violenze fisiche e materiali, e include l'imprigionamento dei cristiani, spesso per futili motivi, fino alla soppressione fisica. E la Squeeze (Spremere), che si soffre in molti ambiti della vita e che consiste in un’oppressione discreta, come discriminazione e restrizione dei diritti, emarginazione, processi truccati e persecuzioni che violano la vita privata, la famiglia e gli affetti dei cristiani.

Pakistan, Africa centrale e India sono i paesi con il maggior numero di edifici religiosi presi di mira. In Pakistan ci sono stati 168 attacchi a chiese, ma anche l'India ha registrato un aumento di oltre il 50%, e in Sudan, su decisione del governo, è stato lanciato un piano drastico per demolire 27 chiese.

India, Eritrea e Cina vantano il più alto numero di cristiani detenuti arbitrariamente perché vittima di interpretazioni soggettive delle leggi contro la libertà religiosa, mentre l'Africa centrale, il Congo, il Camerun e la Nigeria hanno il maggior numero di sfollati - quasi 34.000 - per motivi religiosi.

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