Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE

Un’attività ambigua

L´accaparramento di terre dal punto di vista legale

ttualmente sono necessarie leggi adeguate per frenare il fenomeno dell’accaparramento di terre causato dai governi e dalle multinazionali che violano diritti nazionali e internazionali sui terreni agricoli.

In molti paesi, la classe politica presta una scarsa attenzione ai diritti dei contadini e, comunque, liquidando le terre nazionali pregiudicano il futuro del loro paese, in un mondo dove c’è già un miliardo di persone che soffrono la fame.

I rischi sono grandi e le conseguenze sono gravi, particolarmente per le popolazioni e i contadini locali. Ancora peggio, se l’accaparramento di terre continua, presto si vedrà che gli sforzi dei paesi sviluppati, attraverso l’aiuto umanitario per lo sviluppo, per farla finita con la fame e la povertà saranno stati vani.

Pochi paesi hanno sviluppato delle leggi proprie sul tema degli investimenti internazionali in terre. I procedimenti legali coperti dalle leggi nazionali sono limitati: i contadini potrebbero utilizzare le norme del Diritto Internazionale, ricorrendo ai criteri esistenti sul diritto all’alimentazione o alla proprietà. Tuttavia, ciò richiede appoggio finanziario e tecnico, vale a dire risorse che sono scarse per la gente che vive in zone rurali. Inoltre, prima di accedere ai tribunali internazionali sui diritti umani, si richiede l´esaurimento previo di tutti i gradi legali a livello nazionale, seguendo le varie tappe legali e i ricorsi in appello.

Infine le norme internazionali che proteggono i diritti umani hanno alcune deficienze. Il diritto internazionale, per esempio, non copre le lacune del diritto nazionale per quanto riguarda gli indennizzi per danni e pregiudizi.

Questa situazione contrasta profondamente con la protezione legale che gli stati offrono agli investitori stranieri. 

Trattati di investimenti bilaterali (più di 2700 in tutto il mondo) concedono agli investitori una protezione molto maggiore dei loro diritti di proprietà, includendo misure superprotezionistiche contro l’espropiazione, assicurando standard di compensazione che includono l’arbitraggio internazionale al momento di chiarire i dissensi.

Quindi, è possibile affermare che esiste una maggiore protezione per gli investitori che per i poveri contadini e le comunità locali. 

Un cammino possibile di soluzione può trovarsi nelle cosidette leggi morbide. Nel contesto della legge internazionale il termine “legge morbida” copre, per esempio i seguenti documenti:
 

  • La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e molte delle Risoluzioni e Dichiarazioni dell’Assemblea Generale dell’ONU.
  • Principi, Dichiarazioni, Codici di Condotta, Codici Pratici, ecc., che spesso si trovano come termine di riferimento nei trattati.
  • Piani di azione (per esempio, Agenda 21) e altri obblighi che non costituiscono trattati, ma che sono considerati come linee guida, comunicati, ecc.

La terminologia leggi morbide continua a essere controversa, perché alcuni giuristi internazionali non accettano la loro esistenza e altri ritengono che esista una certa confusione sulla loro posizione nel sistema legale.

Gli accordi sulle leggi morbide normalmente vengono ritenuti come non obbligatori; tuttavia a lungo termine possono diventare "leggi forti". Questo accade in due modi: 
 

  1. Queste dichiarazioni o raccomandazioni possono servire come riferimento nei procedimenti che portano all’elaborazione di trattati in cui si fa riferimento ai principi che sono già stati stabiliti negli strumenti delle leggi morbide.
  2. Certi accordi, pur non essendo trattati, sono pensati per influire direttamente sulle politiche degli stati e, nella misura in cui riescono a farlo, possono permettere la creazione di leggi permanenti.

Le leggi morbide sono anche considerate come diritto flessibile o pre-diritto: questo evita l’impegno immediato che implica stipulare un trattato e sono ritenute un cammino rapido verso impegni legali che implicherebbero un maggiore tempo per la loro stipulazione se fossero seguite le leggi internazionali e il loro lento iter.

Nel mondo globalizzato in cui viviamo è facile usare le reti sociali e internet per diffondere conoscenze sul contenuto di dichiarazioni e impegni stipulati in conferenze internazionali e fare delle leggi morbide degli strumenti di sanzione sociale. 

L’11 maggio 2012, in una decisione storica, il Comitato della FAO sulla Sicurezza Alimentare nel Mondo (CFS in inglese) ha proclamato una serie di linee guida globali rivolte ad aiutare i governi a salvaguardare i diritti dei popoli al possesso o all’accesso alla terra, ai boschi e alla pesca.

Queste linee guida sulla Governabilità volontaria responsabile del possesso di Terre, Pesca e Boschi nel Contesto della Sicurezza Nazionale sull’alimentazione, mettono in rilievo principi e pratiche a cui i governi possono riferirsi al momento di promulgare leggi e amministrare i diritti della terra, della pesca e dei boschi.

Queste linee guida sono il prodotto di tre anni di consulenze e trattative iniziate nel 2009, che hanno unito molte parti interessate, assicurandosi di ascoltare un gran ventaglio di voci, anche quelle di ufficiali governativi, organizzazioni della società civile, rappresentanti del settore privato, di organizzazioni internazionali e accademiche. Il risultato è stato una serie di principi significativi che ogni attore – paese, settore privato, agricoltore, società civile – può seguire, difendere e utilizzare nel caso in cui risulti necessario. La finalità di queste linee guida è promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile attraverso il miglioramento di un accesso sicuro alla terra, alla pesca e ai boschi e alla protezione dei diritti di milioni di poveri. Queste linee guida riguardano un gran numero di problemi, che includono:

  • Il riconoscimento e la protezione dei diritti legittimi al possesso, incluso sotto sistemi informali.
  • Il miglioramento delle pratiche sui diritti di trasferimento e possesso.
  • L’assicurazione di sistemi amministrativi di possesso che siano accessibili e leciti.
  • L’implementazione di espropriazioni e la restituzione della terra a coloro a cui è stata strappata forzatamente nel passato.
  • La protezione dei diritti delle comunità indigene.
  • L’assicurazione di che gli investimenti in terre agricole vengano effettuati in modo responsabile e trasparente.
  • L’implementazione di meccanismi per risolvere controversie su diritti di possesso.
  • La gestione dell´espansione delle città verso le aree ruraliviii.

Il dibattito pubblico si è incentrato, principalmente, sul fenomeno dell’accaparramento di terre, che è una delle questioni trattate in queste linee guida.

Come possono le ONG promuovere questo quadro legislativo?

Le ONG e la società civile possono promuovere investimenti sostenibili e una regolazione del fenomeno dell’appropriazione delle terre, stabilendo rapporti stretti tra comunità locali e istituzioni nazionali e internazionali. 

È necessario stabilire vincoli tra coloro che lavorano sul terreno e coloro che sono presenti nelle Nazioni Unite, nel Congresso degli Stati Uniti, nel Parlamento Europeo e nelle istituzioni intergovernative dell’Unione Africana. Non è più sufficiente organizzare riunioni e analizzare temi in modo generico. Si richiedono ONG interessate al problema dell’accaparramento di terre che lavorino insieme alla ricerca di una soluzione per regolamentare questo fenomeno. 

È impossibile? No. L’Alleanza della Terra dell’Uganda (ULA in inglese) è un esempio di organizzazione della società civile che ha ottenuto un sucesso significativo nella sua promozione di politiche sulla terra che favoriscano i poveri e i contadini. Il successo ottenuto è dovuto alla capacità dell’organizzazione per usare le ricerche sia per informare, dare potere ai poveri e agli altri gruppi vulnerabili, sia per coinvolgere i responsabili politici.

La ULA ha selezionato i risultati principali delle proprie ricerche e li ha presentati in modo “accessibile” per la gente della strada; in questo modo è riuscita a elevare la conoscenza e la capacità di azione dei gruppi vulnerabili, in modo che potessero fare sentire la loro voce e allo stesso tempo chiedere conto della loro situazione ai loro rappresentanti politici. 

D’altra parte, l´organizzazione ha cercato di coinvolgere nella propria azione i politici, intellettualmente meglio preparati, dato che sono loro che fanno le leggi. Facendo questo, la ULA ha avuto la capacità di mettere in discussione le ipotesi che il governo utilizzava al momento di implementare le riforme per la terra. Appoggiandosi su argomenti e prove, frutto delle proprie ricerche, la ULA ha giocato un ruolo di intermediario tra la cittadinanza e la elite dello stato, che ha condotto alla promulgazione di una Legge sulla Terra (Land Act, 1998, in inglese) che non si fonda solo su imperativi economici, ma tiene conto anche di questioni di uguaglianza. La sua azione efficace ha causato la rabbia del governo di Museveni, che ha decretato la sua chiusura.