Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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Contro la violenza di genere meno condanne e più educazione

Inter Press Service 26.11.2017 Stella Paul Traduzione di: Original text

Sally Mboumien ricorda ancora vividamente il giorno in cui ha premuto una pietra bollente sul suo petto. A Bawok, una comunità nel Camerun occidentale, dove è cresciuta, è pratica comune appiattire i seni in erba delle ragazze con un ferro o un martello messo al fuoco.

Aveva sempre sentito dire che era un bene per le ragazze perché le proteggeva dagli uomini. Quando aveva 11 anni, Mboumien approfittò di un giorno in cui sua madre era assente per stirarsi il seno con una pietra bollente. L'alta temperatura bruciò la sua pelle fine e delicata lasciando nere cicatrici. Il dolore insopportabile era soffocato dalla paura. Terrorizzata, la ragazza non mostrò le ferite a nessuno, nemmeno a sua madre.

"Ero solo vittima dell'ignoranza", dice Mboumien, ora una delle principali sostenitrici dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva delle ragazze e giovani donne. Smoothing o passare sopra il seno un ferro da stiro fa vittime circa 3,8 milioni di donne dappertutto nel mondo, in particolare in Camerun, Benin, Costa d'Avorio, Ciad, Guinea-Bissau, Kenya, Togo, Zimbabwe e Guinea-Conakry, ma non solo. Inoltre, è una delle cinque espressioni di violenza di genere meno denunciate, secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite. È una pratica che espone le donne che ne soffrono a problemi di salute come infezioni, cisti, danni permanenti ai tessuti, cancro e, naturalmente, la completa scomparsa di uno o di entrambi i seni. Ma è anche una flagrante violazione dell'integrità e dei diritti fisici e sessuali delle ragazze. Stirare il seno è una pratica radicata in molte culture locali, il che rende difficile sradicarla. Nell'ambito della Orange Campaign delle Nazioni Unite, Mboumien, fondatrice della Common Action for Gender Development, ha fatto il giro del suo paese per sensibilizzare su questo problema. La Orange Campaign aiuta a promuovere i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere.

Una dignità negata è violenza

A migliaia di chilometri di distanza da Mboumien, la difensora dei diritti delle bambine nello stato indiano del Rajasthan, Bharti Singh Chauhan, è anche lei coinvolta nella Orange Campaign, con la proiezione di film. In questo stato, quasi il 40 per cento delle ragazze si sposa prima dei 18 anni; questo le distoglie dall'educazione, specialmente nelle comunità più emarginate. In questo contesto, guardare un film è simbolico e, di fatto, una promozione sociale.

La sua organizzazione, Praveenlatha Sansthan, assiste più di 100 adolescenti nella loro battaglia contro il matrimonio infantile e l'analfabetismo. Le adolescenti delle famiglie più emarginate subiscono diversi tipi di violenza, come il matrimonio infantile, l'abuso fisico e psicologico; e questo influisce sulla loro istruzione, perché lasciano la scuola volontariamente o perché i loro genitori a scuola non le mandano più.

L'organizzazione di Chauhan aiuta le ragazze a continuare nella scuola per evitare che cadano nel circolo dell'analfabetismo, povertà, abuso e matrimonio precoce. In questo contesto, andare al cinema è tutt'altro che banale. In effetti, le ragazze si sentono libere per un giorno. "Li aiuta a lasciare le quattro mura in cui vivono, a dimenticare le difficoltà quotidiane e ad imparare qualcosa dal film, soprattutto perché lo scegliamo sempre con un forte contenuto sociale", spiega Chauhan. E aggiunge: "Inoltre, sedersi in una stanza con altre persone le aiuta a sentirsi come dovrebbero essere: non meno di nessuno e con gli stessi diritti di chiunque altro". Questa volta, hanno visto "Secret Superstar" (Una Superstar Segreta), un film indiano che racconta la storia di una adolescente di famiglia musulmana che vuole essere una star rock e siccome suo padre lo proibisce, la ragazza decide di mettere su Youtube i suoi video, realizzando così il suo sogno. Le ragazze, dice Chauhan, si identificano con la protagonista del film in quanto hanno molte cose in comune, in particolare i problemi sociali, comunitari, economici e culturali. "Vogliamo che le ragazze credano in se stesse, credano che possono avere un sogno e che possono realizzarlo", conclude.

Un male comune e globale

In tutto il mondo le donne subiscono molestie sessuali, stupri, sono picchiate; i loro diritti umani sono violati come lo è il diritto alla salute, alla privacy e alla libertà di scegliersi un coniuge, di dire di no a gravidanza indesiderata. Nell'ambito dei 16 giorni della Orange Campaign, molti attivisti e donne comuni scendono in piazza per chiedere la fine della violenza di genere. "Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone disabili e ho colto l'occasione per dire di 'non lasciare nessuno indietro' e di garantire un'educazione valida per tutti", ha ricordato Celine Osukwu, che sostiene i diritti dei disabili nella città nigeriana di Abuja.

Tamarack Verall, ha 68 anni, è un'insegnante canadese di Toronto, anche lei entusiasta di partecipare alla campagna e si incontra con le popolazioni indigene per trattare del loro diritto a vivere in un mondo libero dalla violenza. La portavoce ufficiale dell'ONU, Nanette Braun, è d'accordo: "I 16 giorni si danno nel contesto di un rifiuto globale alla violenza e alle molestie sessuali. È tempo di agire e porre fine alla violenza contro le donne", ha sottolineato.

Educare, non condannare

Attivisti come Mboumian e Chauhan credono che si deve seguire questa strada per ottere che finisca la violenza in tutte le sue forme. "Per mettere fine al circolo della violenza, dobbiamo educare le ragazze e dare loro la libertà di cui hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi e ottere la dignità che meritano per potere condurre una vita felice", sostiene Chauhan, che ha ricevuto un premio dalla Presidenza dell'India per il suo lavoro.

Da parte sua, Mboumien spiega che le campagne contro la violenza di genere nei paesi occidentali ignorano spesso le situazioni locali e i contesti culturali di alcune pratiche violente. La violenza deve essere compresa nel contesto locale e gli uomini devono essere coinvolti. Le persone devono capire che la campagna non vuole distruggere le tradizioni, ma correggerle in modo che non siano uno strumento destabilizzante dell'intera società.

Con lo slogan "Non ci condannate, educateci", Mboumien cerca di diffondere l'idea che la violenza di genere non solo danneggia un genere, ma indebolisce il tessuto sociale e ne impedisce il progresso. "Non credo nelle condanne", spiega. "Condannare una comunità o un gruppo di persone per una pratica culturale non è il modo giusto per liberarsene. Ciò di cui abbiamo bisogno è che la gente capisca perché è cattiva, quale danno provoca e cercare la loro collaborazione per porre fine a una pratica dannosa", spiega.

Foto. Credito: Stella Paul / IPS. Angela, 15 anni (Hyderabad - India) disegna una sirena. Questo è per lei un mondo senza violenza di genere.

Fonte: http://www.ipsnoticias.net/2017/12/contra-la-violencia-de-genero-mas-educacion-y-menos-culpabilizacion/

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