Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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Il diritto alla terra: il primo rimedio contro l’ingiustizia

Newark 04.08.2018 Jpic-jp.org Traduzione di: Jpic-jo.org

Il numero degli indigenti e dei senzatetto continua ad aumentare nelle grandi città americane. Disoccupazione, problemi legati al lavoro e bassi salari contribuiscono all’indigenza; gli alti costi del mercato immobiliare provocano carenza di abitazioni a prezzo contenuto e sono fonte di disagio psicologico. L’abuso di sostanze dà origine a problemi sociali, mentre i rifugi per i senzatetto allontanano molti dalla vita in famiglia.

E’ improbabile che i milioni di persone affamati e senza dimora negli Stati Uniti possano trovare un lavoro adeguatamente retribuito – o un lavoro di qualunque tipo. Dal Duemila ad oggi nel settore manifatturiero si sono volatilizzati due milioni di posti di lavoro, delocalizzati in Cina o automatizzati alla velocità della luce. Fra 15-20 anni nel settore manifatturiero non lavorerà più nessuno. Tutte le attività informatiche si spostano in India, e chi ancora un lavoro ce l’ha è meno sicuro che mai di riuscire a conservarlo.

Oltre 40 milioni di americani sono privi di copertura sanitaria, mentre altri 140 milioni ne vedono andare i costi alle stelle. Allo stesso tempo, il 71% di tutti i capitali americani è nelle mani del 10% di chi possiede capitali; ai ritmi attuali, si arriverà ben presto al 100%. E questi capitali stanno finanziando la rivoluzione dell’automazione. I robot creeranno fabbriche completamente automatizzate, così come automatizzati saranno i sistemi della grande distribuzione e le casse dei supermercati. Nel 2022 i computer eseguiranno un trilione di operazioni al secondo, avranno la stessa capacità del cervello umano e non costeranno più di 500 dollari.

Che ne sarà della nostra democrazia? Che ne sarà di “Noi, il popolo”? Che vita attende le future generazioni, senza lavoro e senza un reddito con cui procurarsi cibo e un tetto sopra la testa? Per porre rimedio a questa ingiustizia non possiamo non prendere in considerazione il problema della terra: “Gli esseri umani nella loro totalità nascono dalla terra. Siamo figli della terra. La terra è la nostra origine, il nostro nutrimento, il nostro sostegno, la nostra guida” (Thomas Berry). Henry George era giunto a questa conclusione più di un secolo fa: “Il nostro principale adattamento sociale è una negazione della giustizia. Nel consentire a un uomo di possedere la terra su cui e con cui altri uomini devono vivere, abbiamo in un certo senso trasformato quell’uomo in un padrone. E ciò è sempre più vero man mano che il progresso materiale aumenta. E’ questo che trasforma la benedizione del progresso materiale in una maledizione”.   

Possiamo vivere in schiavitù, oppure possiamo costruire una democrazia economica che ci permetta di essere liberi e di celebrare la vita su questa pianeta straordinario. Ma dobbiamo trovare il modo in fretta; le forze della concentrazione della ricchezza e del potere ci hanno già quasi sopraffatto: “Un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli” (“Il Signore degli Anelli”). Dobbiamo costruire una democrazia economica saldamente basata su questo principio fondamentale: la terra appartiene a tutti in ugual misura per diritto di nascita: “La terra viene data agli uomini quale bene comune su cui vivere e lavorare” (Thomas Jefferson).

Abramo Lincoln affermava: “Così come l’aria o l’acqua, neppure la terra - che Dio ha dato all’uomo per trovarvi alloggio, cibo e sostegno - dovrebbe essere proprietà di un singolo, di un’azienda, di un’impresa o di un governo ostile. Un singolo, un’azienda o un’impresa non dovrebbero possedere più di quanto è loro necessario per ricavarne riparo e fonte di sostentamento. Tutto ciò che non viene utilizzato dovrebbe essere messo liberamente a disposizione di tutte le famiglie affinché vi trovino dimora e possano abitarvi per tutto il tempo necessario”.

L’approccio politico al problema dell’aumento di valore dei terreni dovrebbe essere guidato da questo chiaro principio: “L’uomo non ha fatto la terra. E’ il valore delle migliorie apportate, e non la terra in quanto tale, a costituire la proprietà individuale. Ogni proprietario deve alla comunità una contropartita in denaro per la terra che detiene”.

Economisti e politici stanno cominciando a comprendere il problema e la soluzione secondo i termini formulati da John Stuart Mill: “I proprietari terrieri si arricchiscono nottetempo senza lavorare, senza rischiare e senza fare economie. L’aumento di valore della terra, essendo il prodotto degli sforzi di un’intera comunità, dovrebbe appartenere alla comunità e non all’individuo che ne detiene il titolo di possesso”. Questa prospettiva ben si sposa con quanto molte organizzazioni religiose pensano oggi. Per usare le parole di Henry George: “Non potremo ottenere nulla di reale e duraturo finché non garantiremo a tutti il primo di quei diritti uguali e inalienabili che l’uomo ha ricevuto dal suo creatore: il diritto uguale e inalienabile allo sfruttamento e al godimento delle opportunità naturali”.

E fra questi diritti, il diritto alla terra è il primo.

Inspirato da Earth Rights Democracy (The Earth Belongs to everyone – Alanna Hartzok)

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