Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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I poveri e Fratelli Tutti

Newark 29.10.2020 Gian Paolo Pezzi, mccj Tradotto da: Jpic-jp.org

"Quali sono i grandi ideali ma anche i modi tangibili di avanzare per coloro che desiderano costruire un mondo più giusto e fraterno nelle loro relazioni ordinarie, nella vita sociale, nella politica e nelle istituzioni?", si chiede Isabella Piro nell'articolo per Vatican News “Fratelli tutti”. Questa è principalmente la domanda a cui Fratelli Tutti intende rispondere.

L'Enciclica mira a promuovere un'aspirazione universale alla fraternità e all'amicizia sociale. "Nessuno può affrontare la vita da solo"; è arrivato, dunque, il momento di “sognare, di un'unica famiglia umana” in cui siamo tutti “fratelli e sorelle”, dice il Papa (n.8). Fratelli Tutti, quindi, proclama che l'amore è "il tipo di attenzione che riporta salute a un mondo rotto e sanguinante", ha commentato Anna Rowlands, durante la cerimonia di presentazione dell'enciclica.

Non fu l'unica a lodare Papa Francesco per questo messaggio di concordia in mezzo alla discordia. "Come giovane studioso musulmano della Shari'a, dell'Islam e delle sue scienze, mi trovo - con amore ed entusiasmo - d'accordo con il Papa. Tutte le sue proposte fanno avanzare nello spirito di un impegno per la rinascita della fraternità umana", ha detto il giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam.

"L'Enciclica ci mostra che siamo tutti guardiani della pace" (Andrea Riccardi). E, in realtà, l'enciclica chiama le "Religioni al servizio della fraternità nel mondo": "Cercare Dio con cuore sincero, purché non lo offuschiamo con i nostri interessi ideologici o strumentali, ci aiuta a riconoscerci compagni di strada, veramente fratelli” (No 274).

L'enciclica, tuttavia, è una meditazione sociale sul Buon Samaritano e dovremmo leggerla nel contesto della preoccupazione centrale di Papa Francesco per i poveri e del cammino cristiano per l'impegno di servizio ai poveri.

Se la preoccupazione per la giustizia sociale è iniziata nella Chiesa cattolica con papa Leone XIII, la centralità dei poveri è riemersa nel Concilio Vaticano II (CV2) e si è plasmata attraverso alcuni gesti precisi. Tre settimane prima della chiusura del CV2, nelle Catacombe di Domitilla, vicino Roma, 42 vescovi firmarono Il Patto delle Catacombe, impegnandosi a vivere come i più poveri dei loro parrocchiani. Pochi giorni dopo, Papa Paolo VI, entrava a piedi nella Basilica di San Pietro rinunciando alla Sedia gestatoria e durante la cerimonia deponeva sull'altare la tiara, il simbolo della triplice autorità del Papa. Padre Pedro Arrupe, allora superiore generale dei gesuiti, nel 1968 creava l'espressione opzione preferenziale per i poveri, ripresa in seguito dai vescovi cattolici dell'America Latina e pienamente abbracciata dalla Teologia della Liberazione.

Non era trascorso molto tempo e l'espressione dovette affrontare le critiche. Soprattutto perché non c'è opzione per ciò che è essenziale. Non c'è opzione per la vita: è essenziale per gli esseri umani. Nessuna opzione per l'amore tra i cristiani, essendo l'amore essenziale. Per una società non c'è un opzione per la giustizia: la giustizia nella vita sociale è essenziale e ascoltare il grido dei poveri per la giustizia è un dovere, non una opzione.

Era un appello a ritornare ai testi biblici, dove la preferenza per gli indifesi, per quanti vivono ai margini della società, è chiara ed è fortemente espressa dalla prima beatitudine nelle sue due versioni, quella originale riportata dal Vangelo di Luca - Beati voi che siete poveri, perché vostro è il Regno di Dio, e quella redatta da Matteo, Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.

Riappariva in tutto il suo splendore la prospettiva biblica. Vivere in povertà è una scelta di fede, un dono della benedizione di Dio e non c'è opzione per i poveri dove prima non è in cammino un'opzione per la povertà. Essere poveri non è né un crimine né una maledizione, né un destino. Le persone non sono povere. Sono l'avidità e l'ingiustizia sociale che li impoveriscono.

L'impegno cattolico per la giustizia non può essere un'opzione ma un impegno a incrementare le opportunità per i poveri, a responsabilizzarli e a dare loro l'opportunità di costruire la propria vita in dignità. I poveri sono persone con volontà e coscienza, doni e punti di forza, così come con debolezze e difetti. In questo ventesimo secolo, i nostri istinti e desideri, le nostre immagini, la nostra quantità di cose presentate come impossibili da rinunciare, ci fanno in tutto dipendenti dalla cultura liberale con la sua sfrenata ricerca del piacere e dell'ultima moda e ci impedisce di avvicinarci con libertà ai poveri e ai problemi della povertà. È diritto e dovere dei poveri assumersi la propria responsabilità di fronte ai problemi.

L'opzione per i poveri si è quindi trasformata nell'opzione per superare con i poveri il principale ostacolo alla giustizia sociale, le innumerevoli disuguaglianze economiche e politiche. Papa Francesco lo ha affermato chiaramente: "Mentre il reddito di una minoranza aumenta in modo esponenziale, quello della maggioranza si sta sgretolando" (Agli ambasciatori vaticani). "La teoria o l'attività economica e politica deve mirare a fornire a ciascun abitante del pianeta i mezzi minimi per vivere in dignità e libertà", per sostenere la propria famiglia, educare i propri figli, lodare Dio e "sviluppare il proprio potenziale umano".(Letter to Prime Minister David Cameron for the G8 Meeting).

Fratelli Tutti, con il suo richiamo alla Fraternità e l'Amicizia Sociale, è quindi l'ultima e più bella formulazione della giustizia sociale e della preoccupazione cristiana per i poveri, perché afferma che l'amore e l'attenzione sono la legge preminente e il modello per l'amicizia sociale e una giustizia creativa.

E infatti, essendo una meditazione sociale sul Buon Samaritano, l'enciclica risponde alla domanda: Chi è il mio prossimo ?, affermando: "La parola prossimo nella società dell’epoca di Gesù indicava di solito chi è più vicino, prossimo. Si intendeva che l’aiuto doveva rivolgersi anzitutto a chi appartiene al proprio gruppo, alla propria razza. Un samaritano, per alcuni giudei di allora, era considerato una persona spregevole, impura, e pertanto non era compreso tra i vicini ai quali si doveva dare aiuto. Il giudeo Gesù rovescia completamente questa impostazione: non ci chiama a domandarci chi sono quelli vicini a noi, bensì a farci noi vicini, prossimi" (n.80).

La solidarietà universale è riposta al centro e ricorda che questa è stata l'esigenza di Giovanni Battista invitando a preparare la via all'arrivo del Messia. A quanti erano in cerca del perdono chiedeva un impegno di solidarietà: se hai due vestiti, danne uno a chi non ne ha; se hai da mangiare, fai lo stesso. Non chiedere più del giusto. Non prendere nulla con la forza.

Papa Francesco alla fine dell'enciclica cita Charles de Foucauld per la sua scelta di stare dalla parte dei poveri "abbandonati nelle profondità del deserto africano". La sua aspirazione era quella di "sentire qualunque essere umano come un fratello", diventando veramente "fratello di tutti", "fratello universale". "Ma solo identificandosi con gli ultimi arrivò ad essere fratello di tutti", conclude il Papa.

L'appello del CV2 per una giustizia sociale che ponga i poveri al centro dell'attenzione ha fatto un lungo cammino. Da opzione per i poveri, passando per l'opzione con i poveri è diventata un'opzione per una società da cambiare attraverso i poveri, affinché la Terra diventi la casa comune di noi, Fratelli Tutti

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I commenti dai nostri lettori (2)

Dario 30.10.2020 john the Baptist: parole sante in un mondo troppo egoista troppo narcisista.
Farine Bernard 31.10.2020 Sur le bon Samaritain, en plus de ce que dit le texte, il me semble significatif de souligner le retournement de la question par Jésus : à la question "Qui est mon prochain ?", Jésus répond par une autre question qui détourne le sens de la première : "Lequel des trois s'est montré le prochain de l'homme qui est tombé sur les bandits ?" Ce n'est donc pas moi qui choisis, mais l'homme qui a besoin de moi qui me définit comme son prochain si je viens à son aide. Beau retournement de perspective ! (Lc 10, 29-37, traduction œcuménique de la Bible).