Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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Giustizia, Pace, Integrità<br /> del Creato
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Liberi di dire quello che ti dicono di pensare?

New York 24.07.2020 Jpic-jp.org Tradotto da: Jpic-jp.org

Grazie ai social network, oggi la catena delle informazioni è quasi illimitata ed apre la strada alla trasmissione di qualsiasi tipo di valori che, non è difficile verificarlo, sono oggi radicalmente cambiati. Valori che in un passato non troppo lontano erano indiscutibili sono oggi considerati obsoleti, impopolari, in contrasto con gli orientamenti della società, e visti come esponenti di un subdolo potere dominante, dell’oscurantismo religioso, del patriarcato e di politiche oppressive delle minoranze. Simbolo ne è il controverso trinomio, Famiglia, Dio, Patria.

I nuovi valori trovano una presunta unità sotto la bandiera dei diritti umani che non possono essere chiamati, né vogliono esserlo, diritti civili, ma piuttosto diritti individuali: aborto, omosessualità, unioni libere, paternità o maternità in affitto, libertà senza limiti di parola e di pensiero, rispetto assoluto della vita privata, mobilità senza documenti, libero scambio senza controlli e tanti altri che dominano l'orizzonte immaginario della società virtuale.  

Il confronto tra diversi valori non si verifica più in un dialogo rispettoso, nell’ambito accademico o politico, con quadri referenziali riconosciuti e accettati. Trabocca di violenza nelle strade, in insulti, in scontri aggressivi e oppressivi di ogni genere considerati, giustamente o erroneamente, come l'ultima risorsa possibile per un'alternativa al pensiero che è considerato ancora dominante.

La libertà di esprimere qualsiasi idea e diffonderla con qualsiasi mezzo può però diventare un'arma di dominio, danneggiare la dignità delle persone e l'integrità della comunità. Tutte le libertà, anche quelle fondamentali come la libertà di pensiero e di espressione, non possono essere illimitate. Il concetto di limite è inerente al concetto di legge in uno stato di diritto e alla convivenza dei diritti nel loro insieme. Le libertà e i diritti degli altri sono limiti e ogni diritto deve necessariamente essere limitato se vuole coesistere con altri diritti in modo ordinato e praticabile. Questo criterio, teoricamente valido, è sufficiente a garantire l’esercizio di un diritto nel rispetto di altri diritti? Non sembra così evidente.

Il New York Time pur sfoggiando la sezione "Opinioni" come un’arena per il libero dibattito, nel giro di poche settimane, si è "liberato" di due preziosi collaboratori perché non in linea con un certo pensiero. Il primo è stato James Bennet, licenziato per aver lasciato pubblicare il testo d’un senatore repubblicano favorevole all'invio dell'esercito per ristabilire l'ordine dopo le proteste per l'omicidio di George Floyd. Poi è stata la volta di Bari Weiss, direttrice della sezione "Opinioni" che ha lasciato il giornale sbattendo la porta. Nella lettera all'editore, ha giustificato il suo gesto dicendo: "Chi gestisce il giornale è ormai Twitter", che domina con la "cultura della cancellazione" perché si vuole evitare tutto ciò che potrebbe disturbare la sensibilità di qualcuno.

In Italia, un gruppo LGBT ha improvvisato una protesta di fronte ad una chiesa dove si pregava per la famiglia, interpretando l'iniziativa come un rifiuto alla legge, per molti inutile e ambigua, che si discute in parlamento sull'omotransfobia. Neologismo che significa letteralmente "Paura delle persone dello stesso sesso", ma che vuole stigmatizzare come intolleranza quanto e quanti non sono favorevoli all'ideologia LGBT.

Il progetto, "Legalità e merito", del Ministero dell'Istruzione italiano e dell'Università Luiss di Roma ha individuato i due limiti dell’informazione che, nella società moderna, a scienza e coscienza mirano ad imporre nuovi “valori” esercitando il potere del pensiero unico. Nato per promuovere la cultura della legalità e del merito nelle scuole italiane, il progetto ha quest'anno scelto, come campo di studio, l'informazione perché la pandemia ha evidenziato come la disinformazione è diventata una vera e propria infodemia.

La velocità infatti con cui si trasmette l’informazione impedisce la ricerca, l'approfondimento e lo studio al punto che la sua comprensione ne risulta compromessa.

L'eccessiva quantità delle informazioni, poi, rende una loro analisi approfondita difficile, a volte impossibile, impedisce la comprensione dei fatti e rende oneroso controllare l’affidabilità delle fonti. Lo sappiamo per esperienza: a tutti è capitato di essere destinatari prima e diventare poi automatici distributori d’informazioni e credenze, senza averne verificato le basi scientifiche ed oggettive.

La coesistenza di pensieri in una società libera e democratica, però, presuppone un equilibrio tra valori diversi ed a volte opposti e il dialogo, per stabilire, con criteri di ragionevolezza, quali di essi possano prevalere in un determinato momento storico, ma senza che il valore – e i conseguenti diritti – per il momento accantonato sia distorto o il suo l'esercizio reso difficile o addirittura impossibile.

I "diritti di personalità" (diritto alla privacy, integrità, reputazione, dignità sociale) che mettono in salvo il valore della dignità della persona, sono limiti essenziali alla libertà di espressione come lo è, nella sfera pubblica, tutto ciò che riguarda l'amministrazione della giustizia e la sicurezza della Stato. Orbene, se la diffusione di notizie false può essere sanzionata dalla legge, gli strumenti giuridici non creeranno mai la coesistenza di valori opposti – e conseguenti diritti e doveri - se non c’è l’appoggio del senso di responsabilità e della cultura della legalità di tutti i cittadini.

Si può pensare che l’alternanza “al potere” di certi valori e diritti a scapito di altri sia il risultato della storia, ciclo di corsi e ricorsi secondo la formulazione del filosofo italiano Gianbattista Vico. Per Vico, l’età degli dei, in cui ci si affida ai sensi e alla fantasia, l’età degli eroi, in cui la società si stratifica, e l’età degli uomini, in cui le credenze ricevono un fondamento e una spiegazione razionale e si impone il principio dell’uguaglianza degli uomini di fronte alla legge, si alternano in cicli successivi. Oppure che la condizione inevitabile del progresso delle idee – dei valori e dei conseguenti diritti – sia quella che Habermas definisce come pendolare perché non si avanza di due passi senza retrocedere di uno. Il rischio è che, di volta in volta, non si cada in quel tipo di libertà di pensiero ed espressione elogiata da Benito Mussolini davanti ai giornalisti il ​​10 ottobre 1928: "Il giornalismo italiano è libero perché serve una sola causa e un unico regime: è libero perché secondo le leggi del regime può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, critica e propulsione". Liberi, quindi, di pensare e dire ciò che nella marea del momento sale o scende secondo l'interesse del potere, dell'economia o delle ideologie dei social network.

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I commenti dai nostri lettori (1)

Margaret Henderson 02.08.2020 No easy answers at all, of course. People of humanitarian instincts will not all agree on some of the topics raised. Also, many people make very quick judgements after gathering their information from Social Media. I think the best way forward in these circumstances is to try to persuade people to show RESPECT for others and their beliefs.