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RDC. Accesso e sfruttamento delle risorse, il caso delle imprese multinazionali

Rivista Africa 21.05.2023 Ornella Ordituro Tradotto da: Jpic-jp.org

L’accesso e lo sfruttamento delle risorse è il tratto che accomuna i conflitti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC); non si tratta, specificamente, solo di scontri e violenze aperte, ma anche di forme più silenziose di conflitti a media e bassa intensità. A due anni dall’agguato, si considerano nuovi elementi per comprendere il difficile contesto in cui l’Italia ha pianto la morte dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo

 

I territori del Congo, soprattutto quelli della parte orientale, sono ricchi di minerali come il rame e l’uranio. Anche l’oro è presente in grandi quantità nelle regioni del Sud di Kivu e nell’Ituri. Ma i minerali che in particolare attirano l’attenzione di acquirenti internazionali sono il cobalto e il coltan, presenti in grandi quantità nella regione del Nord Kivu e indispensabili, come noto, per la realizzazione di batterie e strumenti tecnologici (cellulari, tablet e computer ma anche batterie). In particolare, il coltan è un materiale molto richiesto nel commercio internazionale; si tratta di una miscela di columbite e tantalite dalla cui lavorazione si ottiene una polvere metallica molto resistente al calore: il tantalio, capace di sopportare un’elevata carica elettrica. Con il progresso tecnologico e l’aumento della richiesta di apparecchi elettronici di uso quotidiano, ne è aumentata esponenzialmente la domanda, conseguentemente il prezzo e così anche l’interesse dei commercianti illegali che hanno riconosciuto la prospettiva di guadagno proveniente dall’estrazione e dalla vendita irregolare del minerale.

Negli ultimi anni, ugualmente, la domanda di cobalto è aumentata per la crescita della produzione di veicoli alimentati a energia elettrica, soluzione green ma ancora non sufficientemente etica. Il suo valore è dovuto alle difficoltà di reperimento. L’estrazione e la vendita di questi minerali sono estremamente importanti per le economie locali (spesso uniche fonti di guadagno); nondimeno, il governo della RDC deve affrontare importanti sfide e tutelare i territori dalle Imprese Multinazionali per tradurre tale ricchezza mineraria in risultati di sviluppo sostenibili ed una più equa distribuzione dei guadagni di produttività.

Nonostante la ricchezza delle sue risorse naturali ed il suo potenziale sviluppo economico, la Repubblica Democratica del Congo resta uno dei paesi più poveri al mondo. Circa l’80% dei bambini e delle bambine congolesi sono coinvolti in gravi forme di sfruttamento e svolgono lavori usuranti, estraggono il cobalto in condizioni particolarmente pericolose e lavano le rocce immersi in pozze inquinate. Il 20% del minerale estratto proviene dalla parte meridionale del Paese, dove il collasso sociale provocato dal coronavirus ha riportato nelle miniere i bambini di Kolwezi, la capitale mondiale delle terre rare. Nelle comunità del Domaine Marial, il 65% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni lavora nelle miniere; nell’area di Kanina sono in maggioranza in età scolare, si tratta anche di bambini in una fascia di età compresa tra i 6 e gli 8 anni, che risultano particolarmente adatti ad insinuarsi negli stretti cunicoli per l’estrazione del minerale. Lavorano in condizioni estreme, per più di dodici ore, senza alcuna protezione e con salari pari a 2 dollari al giorno. Il rischio di ammalarsi prima e più dei loro coetanei è molto alto, così come il rischio di incidenti, anche mortali, sul lavoro, soprattutto a causa dei frequenti crolli dei tunnel nelle miniere. Sono inoltre numerose le segnalazioni di incidenti mortali nella ex provincia del Katanga. Tuttavia non ci sono dati ufficiali disponibili sul numero di vittime che si verificano, ma gli incidenti sono comuni. I bambini sono inoltre oggetto di maggiori soprusi e abusi da parte dei caporali e dalle guardie di sicurezza.

Le imprese multinazionali (IM) e i legami con lo Stato ospitante

La nozione compiuta ed unitaria di imprese multinazionali costituisce un tema su cui bisogna porre l’attenzione, soprattutto sulla dicotomia tra unità economica e pluralità giuridica dell’impresa.

L’impresa, intesa come attività economica preordinata alla realizzazione di un profitto attraverso la produzione di beni o la fornitura di servizi, può essere definita come “multinazionale” per la presenza di una pluralità di società nazionali sottoposte alla legge del Paese di cui hanno la nazionalità, di modo che non risulti sottoposta a un’unica legge regolatrice di un unico foro competente.

Nel caso in esame gli obblighi internazionali, derivanti dal rispetto dei diritti umani, prevedono che la tutela degli individui sia garantita dal governo della RDC sia all’interno del territorio sia nell’ambito della giurisdizione congolese. Ciò include il dovere del governo di proteggere gli individui dagli abusi da parte di terzi, comprese le IM attive sul territorio. Pertanto, lo Stato non può violare i propri obblighi di diritto internazionale generale e particolare in materia di diritti umani laddove tali abusi possono essere ad esso attribuiti per negligenza, ossia quando non ha preso le misure appropriate volte a prevenire, indagare, punire e riparare gli abusi degli attori privati nei confronti degli individui sul suo territorio.

Ci sono forti ragioni politiche perché la RDC soddisfi l’aspettativa che le imprese presenti sul territorio rispettino i diritti umani, soprattutto quando lo Stato stesso è coinvolto o sostiene tali attività.

L’urgenza di una disciplina internazionale per le IM nella RDC

Senza dubbi una disciplina internazionale che renda responsabili le imprese multinazionali è oggi sentita come particolarmente necessaria ed urgente. Un’impresa multinazionale può essere molto più influente di un micro-Stato. Questo avviene se si considera che essa porta lavoro e rappresenta una fonte di guadagno per i lavoratori locali, ma allo stesso tempo può facilmente aggirare le legislazioni nazionali, soprattutto in tema dei diritti dei lavoratori, ed eventualmente violare impunemente i diritti umani spostando le proprie sedi o subordinando il loro insediamento in uno Stato attraente perché ha leggi particolarmente favorevoli dal punto di vista, ad esempio, ambientale.

A tal proposito, il governo congolese ha recentemente messo in atto delle iniziative per uno sfruttamento più “sostenibile” da parte delle IM presenti sul territorio. Il governo controlla le aziende che a loro volta hanno l’impegno di identificare, prevenire, risolvere e rendere conto sulle violazioni dei diritti umani lungo la loro catena di fornitori, laddove la messa a disposizione delle valutazioni sui rischi per i diritti umani resta un punto fondamentale. Se un’azienda ha favorito il lavoro sia dei minori sia degli adulti in condizioni lavorative terribili, o ne ha tratto beneficio, è tenuta a rimediare. Ciò significa agire insieme alle altre aziende ed al governo locale per impedire le peggiori forme di sfruttamento minorile e sostenere la reintegrazione dei minori nella scuola, prendersi cura della loro salute e provvedere ai loro bisogni psicologici.

Conclusioni

Nonostante si registrino alcuni passi avanti, resta difficile esaminare la qualità e l’efficacia dei controlli. L’iniziativa si basa sulla richiesta di maggiori responsabilità da parte delle aziende per regolamentare l’estrazione e la vendita del cobalto artigianale e minerario; migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro e promuovere l’accesso al mercato globale per i produttori, formalizzare le operazioni; armonizzare le iniziative esistenti che lavorano su questi temi; combattere la corruzione e le violazioni dei diritti umani (soprattutto il divieto dello sfruttamento minorile) nelle comunità minerarie del cobalto; promuovere l’uguaglianza di genere; mitigare gli impatti ambientali negativi per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale delle Nazioni Unite e dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici entro il 2030. Le iniziative sono in linea con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio: si tratta di un programma d’azione per gli individui, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei Paesi membri dell’ONU. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. Gli Obiettivi danno seguito ai risultati dei Millennium Development Goals e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame ed il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. Per Obiettivi comuni s’intende che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Vedi, Rdc. Accesso e sfruttamento delle risorse, il caso delle imprese multinazionali

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