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I confini africani esistevano prima della colonizzazione

Radio France 06.01.2026 Camille Lefebvre Tradotto da: Jpic-jp.org

Si afferma spesso che i confini africani siano artificiali perché tracciati dai colonizzatori. Ma tutti i confini del mondo sono artificiali. I confini sono artefatti, costruzioni umane.

Sono sempre i poteri politici a imporre dal centro confini a regioni lontane. L’idea secondo cui i confini africani sarebbero esclusivamente il risultato della colonizzazione è, peraltro, essa stessa un’idea coloniale.

La spartizione dell’Africa, rappresentazione di una costruzione coloniale
Nel 1884 si tiene la Conferenza di Berlino, il cui obiettivo è regolamentare le future installazioni coloniali nel continente africano. A margine di questa conferenza, Europei e Ottomani producono discorsi che mettono in scena le potenze imperialiste nell’atto di spartirsi il continente. Vengono pubblicate incisioni, libri e mappe in francese, inglese, spagnolo e turco, nei quali si commenta sul “dolce africano” che si starebbe dividendo.

Sul continente, la realtà è ben diversa: l’occupazione coloniale non è completata, talvolta non è nemmeno iniziata. Questo racconto della spartizione dell’Africa rientra nella propaganda coloniale e consente a Europei e Ottomani di affermare la propria superiorità costruendo l’idea di un continente africano privo di potere politico.

Confini tracciati prima della colonizzazione
Eppure, quando i colonizzatori francesi, britannici e altri giungono in Africa alla fine del XIX secolo e vi tracciano dei confini, contrariamente a quanto affermano, non arrivano in uno spazio vuoto, in una terra di nessuno o in un’anarchia indistinta. Sul terreno si confrontano con sovrani e spesso con veri e propri Stati. Utilizzano strade e attraversano confini che esistono già.

Prendiamo un esempio: il confine tra Niger e Algeria, una linea retta spesso utilizzata per dimostrare l’artificialità dei confini africani. Ben prima della colonizzazione del Sahara da parte della Francia all’inizio del XX secolo, quest’area era una tappa delle rotte carovaniere transahariane tra Tripoli e Kano, tra l’attuale Libia e la Nigeria.

Questo commercio carovaniero di lunga distanza era sottoposto a regole rigorose, e la sicurezza delle persone e delle merci era garantita dai poteri politici. Lontano dall’immagine stereotipata di un deserto senza confini, esisteva una delimitazione tra due sovrani tuareg: il sultano dell’Aïr e l’amenokal dei Kel Ahaggar.

Per entrare nel territorio del sultano dell’Aïr, le carovane e i viaggiatori dovevano fermarsi innanzitutto ad Assamaka e inviare una lettera redatta in arabo, la lingua delle cancellerie della regione, per ottenere il diritto di proseguire il viaggio.

Una volta autorizzate a continuare, le carovane dovevano fermarsi nuovamente a Iferouane, dove il rappresentante del sultano dell’Aïr riscuoteva una tassa sulle merci, chiamata fito. Il mancato rispetto di queste regole del saper viaggiare rendeva il soggiorno illegale e quindi non protetto dalle autorità politiche. Ci si ritrovava così alla mercé dei briganti.

Quando i colonizzatori francesi vollero tracciare un confine in questa regione, ripresero i punti chiave di questa delimitazione precedente e li collegarono con una linea, riproducendo così il confine già esistente.

Il ruolo chiave delle società africane
Le società africane e i loro Stati, attraverso la loro storia, mediante negoziati o attraverso le resistenze, hanno svolto un ruolo fondamentale nel tracciato dei confini del continente. Continuare a perpetuare l’idea che i confini africani siano soltanto cicatrici della colonizzazione significa, in definitiva, riprendere i discorsi della propaganda coloniale che negava alle società africane la capacità di agire.

Vedi, Les frontières africaines existaient avant la colonisation

 Foto. Caricatura della Conferenza di Berlino del 1885. © Creative Commons.

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