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Il movimento AFC/M23 non riesce più a contrabbandare l’oro della RDC

Mediacongo.net 08.05.2026 Popol Rabuni - Ouragan / MCP Tradotto da: Jpic-jp.org

A volte, da una disgrazia può nascere qualcosa di positivo. La risposta dell’artiglieria iraniana contro le monarchie del Golfo Persico, in seguito agli attacchi americano-israeliani, sta provocando gravi danni collaterali al movimento ribelle, al soldo di Kigali, insediato a Goma. Il movimento AFC/M23 non riesce più a esportare verso Dubai l’oro di contrabbando proveniente dalle regioni orientali della RDC che le forze ruandesi lo hanno aiutato a rubare.

«Grazie» alla guerra in Medio Oriente, il movimento AFC/M23, sostenuto dal Ruanda e occupante una parte dell’est della Repubblica Democratica del Congo, non riesce più a esportare verso Dubai l’oro proveniente dal contrabbando.

La società Twangiza Mining ha accusato recentemente l’AFC/M23 di aver saccheggiato la propria concessione nel Sud-Kivu, portando via oltre 500 kg di oro. Rapporti degli esperti dell’ONU hanno indicato, nel corso del 2025, che l’AFC/M23 ha sfruttato l’oro di Lemera (Sud-Kivu) imponendo una tassa del 30% sulla produzione. Secondo informazioni fornite dall’ONU nel marzo 2026, il contrabbando di minerali, principalmente oro, consente all’AFC/M23 di generare oltre un milione di dollari al mese per finanziare le proprie attività.

Ma la ribellione guidata da Kigali subisce in pieno i danni collaterali della crisi in Medio Oriente. Il traffico aereo si è fermato il giorno successivo alla risposta indiscriminata del regime dei Mullah.

Quasi tutto l’oro della regione arrivava a Dubai. A Butembo, principale centro di commercio dell’oro artigianale proveniente in particolare da Lubero, Manguredjipa, Bunyatenge e Walikale, località rimaste sotto controllo governativo, anche le transazioni di pietre preziose procedono a rilento. Ma a Goma la situazione è ancora peggiore, poiché tutto avviene sul mercato nero.

Il blocco di Dubai, destinazione privilegiata dell’oro artigianale del Nord-Kivu, sta mettendo in difficoltà le finanze della ribellione. Contattato dalla stampa, un commerciante locale parla di una situazione che peggiora di giorno in giorno. «La guerra dell’Iran ci ha colpiti», afferma. «Viviamo nell’angoscia. Il denaro non arriva più da Dubai. Non abbiamo più liquidità per acquistare oro. E i prezzi sono sconvolti. Non è più possibile seguire le quotazioni di borsa. Davvero, tutto questo sta colpendo l’economia dei minerali».

Oltre al calo degli acquisti, è l’intero meccanismo di finanziamento informale a essersi inceppato. Molti operatori utilizzano tradizionalmente l’oro come mezzo di trasferimento di fondi per rifornire i propri commerci di prodotti manifatturieri a Dubai. Con le restrizioni alla circolazione, la sospensione di alcuni voli e il clima di insicurezza, questo circuito parallelo si è praticamente prosciugato. Goma è finanziariamente allo stremo. Il franco ruandese è diventato l’ultima risorsa, sebbene sia mal accolto dalla popolazione. Qui, la chiusura delle banche commerciali su ordine di Kinshasa ha quasi portato le attività mercantili al collasso. Nessuna città della regione è stata risparmiata.

«Oggi, nel nostro ufficio, che funge da centro di acquisto dell’oro, non abbiamo nemmeno un franco. Compriamo a credito. Dipendiamo davvero dal Medio Oriente», confida un altro commerciante alla stampa.

Vedere, Guerre au Moyen-Orient: Le mouvement AFC/M23 ne sait plus exporter l’or de la contrebande vers Dubaï

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