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Il Parco Nazionale Yasuní: tra sfruttamento e conservazione

Dialogo Chino 24.03.2022 Allen Panchana e Richard Jiménez Tradotto da: Jpic-jp.org

La Corte costituzionale dell'Ecuador sostiene gli sforzi per proteggere il Parco Nazionale Yasuní, una terra simbolo dell'Amazzonia, ma il governo di Guillermo Lasso non interrompe le operazioni d’estrazione nell'area.

Nelle viscere di Yasuní si trova la più grande riserva petrolifera dell'Ecuador: oltre 1672 milioni di barili di crudo, il che lo rende il più grande progetto nella storia dello sfruttamento petrolifero in questo paese dell'America Latina. Tuttavia, l’ecosistema che protegge questa risorsa è un'area naturale protetta.

Il Blocco petrolifero 43 chiamato ITT (Ishpingo, Tambococha, Tiputini), ha una superficie di quasi 2000 ettari, 100 dei quali all'interno del Parco Nazionale Yasuní, designato dall'UNESCO nel 1989 come riserva di biosfera e divenuto un simbolo dell'Ecuador e del mondo.

Gli studi stimano che ci siano 150 specie di anfibi, circa 600 di uccelli e più di 3.000 di flora, il che la rende una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta. Una popolazione indigena in isolamento volontario vive in questa zona in simbiosi con la foresta e ha bisogno di essere protetta.

Per questo, dalla fine degli anni '90, sono stati promossi diversi meccanismi legali che mirano alla conservazione di questa porzione di Amazzonia. L'Ecuador, però, da tempo vive con un dilemma: preservare questo spazio unico al mondo o sfruttare i suoi idrocarburi per coprire il deficit fiscale multimilionario che, a febbraio 2022, ammontava a 3,7 miliardi di dollari.

I pericoli nel 43-ITT

Il 6 marzo 2020, la società statale Petroamazonas EP (poi fusa con Petroecuador), ha aggiudicato un contratto per la fornitura di "servizi specifici integrati" per perforare e completare 24 nuovi pozzi nel Blocco 43 all'interno dello Yasuní ITT, nella provincia di Orellana.

Il contratto da 148 milioni di dollari è stato assegnato alla cinese Chuanqing Drilling Engineering Company Ld. I nuovi pozzi aumenterebbero la produzione di circa 7.500 barili di petrolio al giorno, secondo quanto pubblicato all'epoca da Petroecuador. Nell'ambito dei lavori annessi ai nuovi pozzi, da febbraio 2020 è iniziata anche la costruzione di una strada per collegare le diverse piattaforme di sfruttamento. Il mese successivo, le immagini satellitali del Progetto di monitoraggio dell'Amazzonia andina (MAAP nella sigla spagnola) hanno rilevato la costruzione di questa autostrada che dalla piattaforma Tambococha B s’incammina verso le piattaforme Tambococha C, Ishpingo A e B, mettendo a rischio la conservazione del territorio.

Quasi due anni dopo, nel gennaio 2022, il MAAP ha informato d’aver localizzato l'ampliamento della strada a soli 300 metri dalla Zona riservata degli indigeni Tagaeri e Taromenane. "In questo rapporto, basato su immagini satellitari aggiornate, mostriamo la recente costruzione della piattaforma Ishpingo B, che si trova a soli 300 metri dalla Zona protetta", afferma il rapporto pubblicato sul sito web del MAAP.

Petroecuador risponde

Dopo due mesi di richieste, Petroecuador ha risposto per iscritto al quotidiano Diálogo Chino in merito a questo rapporto, affermando che si sono rispettati i parametri ambientali: “Tutti gli accessi realizzati nel Blocco 43 rientrano nelle autorizzazioni concesse dal Ministero dell'Ambiente […]. Prima dell'inizio dei lavori di costruzione degli accessi venne effettuata una dettagliata topografia ambientale. Un team multidisciplinare (biologi, ambientalisti, costruttori, tecnici) hanno identificato le aree biologicamente sensibili, come saline, mangiatoie, abbeveratoi, aree di nidificazione, corridoi ecologici, alberi importanti. Una volta identificati, furono rispettati”.

Secondo Petroecuador, l'obiettivo è sempre "preservare l'equilibrio dell'ecosistema naturale, riducendo gli effetti della frammentazione ecologica e dando priorità al normale sviluppo delle specie arboree e terrestri", con un "monitoraggio delle condizioni fisiche del sistema idrico, della qualità dell'aria, dei livelli di pressione sonora e delle emissioni nell’atmosfera”.

In merito all'aggiudicazione alla società cinese, Petroecuador chiarisce che “la gara si è svolta attraverso un Contest of Offers con basi preventivamente stabilite, riesaminate e approvate dalle autorità competenti. La società Chuanquing Drilling Engineering Company Ld si è aggiudicata il progetto una volta superati i requisiti tecnici richiesti dal regolamento e per aver presentato un'offerta economica migliore rispetto a quella presentata dalla società Sinopec (anch’essa cinese)”.

Il Presidente Lasso, pro estrazione

L'esplorazione e lo sfruttamento del petrolio sono importanti per il governo dell'Ecuador, che deve riprogrammare il debito che ha con la Cina di oltre 5000 milioni di dollari. Parte della produzione ancora da fare è già stata venduta alla Cina. Così, con soli due mesi di governo, il presidente Guillermo Lasso ha pubblicato nel luglio 2021, a nuova politica sugli idrocarburi - Decreto Esecutivo 95 - per aumentare la produzione di petrolio.

“Ci sono vecchi giacimenti petroliferi che devono essere resi più produttivi e nuovi giacimenti da valorizzare. […] La sfida è aumentare la produzione di circa l'8% al giorno. In altre parole, aumentarla di circa 40.000 barili in più al giorno", ha detto in un'intervista.

Nell'ultima settimana di febbraio 2022, il ministro dell'Energia, Juan Carlos Bermeo, ha riferito che il governo ha aggiudicato il primo contratto per la perforazione di pozzi nel giacimento petrolifero di Ishpingo, vicino a Yasuní, alla China National Petroleum Corp (CNPC). "Nutriamo molte speranze sul campo di Ishpingo", ha affermato il ministro. La prima campagna di perforazione nell'area sensibile implicherà 40 pozzi per la fine del 2023.

Ishpingo è la parte più recente del promettente giacimento petrolifero ITT nella regione amazzonica dell'Ecuador […]. "Si prevede di produrre olio pesante, che andrà ad aggiungersi alla produzione nazionale di greggio della zona Napo", ha spiegato Bermeo, nonostante le lamentele sui lavori eseguiti su questo lotto.

Cause contro lo Stato

Il Parco Nazionale copre un'area di quasi 10.000 chilometri quadrati, più grande quindi di Santiago del Cile, Buenos Aires, Città del Messico, Lima, San Paolo, Bogotá, La Paz, Quito e Caracas messi insieme. E le pressioni per sfruttare il suo sottosuolo sono in aumento.

Per diversi decenni, le organizzazioni ambientaliste nazionali ed estere hanno avanzato multipli richieste per impedire l'avanzata dello sfruttamento del petrolio nella giungla amazzonica, a causa delle continue riforme legali sempre più favorevoli all'estrazione del greggio.

Yasuní è diventato oggetto di interesse mondiale nel 2007, quando l'allora presidente Rafael Correa lanciò un piano apparentemente innovativo per attirare più di 3 miliardi di dollari in donazioni dalla comunità internazionale in cambio di tenere il petrolio del parco sottoterra.

Il piano è sfumato dopo 5 anni, presumibilmente a causa di un insufficiente impegno nell'iniziativa. La perforazione è iniziata nel 2016.

L'ultima richiesta di protezione legale per il parco è avvenuta nel settembre 2021. L'Alianza de Organizaciones por los Derechos Humanos - composta da diverse ONG ambientaliste - ha presentato una richiesta di misure cautelari nei confronti dello Stato ecuadoriano per impedire la costruzione di strade e l'ingresso di piattaforme petrolifere nella fascia cuscinetto del blocco 43 dello Yasuní ITT. Il collettivo Geografía Crítica, che difende il territorio, i diritti collettivi e la natura in Ecuador, ha intentato un'azione legale per prevenire questo sfruttamento. Manuel Bayón, rappresentante dell'organizzazione, in un'intervista a Diálogo Chino, ha dichiarato: "Abbiamo promosso diverse misure precauzionali" dal 2010. La più recente è quella di settembre 2021, a causa "dell'impatto imminente sulle popolazioni indigene in isolamento volontario”, i Tagaeri e i Taromenane.

Pedro Bermeo, del collettivo Acción Ecológica, afferma: “Abbiamo avvertito dell'ingresso di lavoratori con macchinari nella zona cuscinetto. I limiti sono stati spostati arbitrariamente per costruire l'autostrada, così come per l'implementazione di installazioni petrolifere. Sfortunatamente, qualunque cosa accada, il danno ambientale è ormai fatto".

Sentenza storica contro lo sfruttamento

L'articolo 71 della Costituzione ecuadoriana del 2008 stabilisce i diritti della natura, o Pacha Mama, "in modo che la sua esistenza e il suo mantenimento e la rigenerazione dei suoi cicli di vita, struttura, funzioni e processi evolutivi siano pienamente rispettati". Tuttavia, come è stato detto, tutto ciò non ha fermato le azioni del governo per l'estrazione del greggio.

Dopo anni di lotte, il 3 febbraio 2022 la Corte Costituzionale dell'Ecuador ha vietato l'esecuzione di opere petrolifere nella zona cuscinetto di Yasuní […]. Nella sua sentenza ha ricordato che “nessuna norma giuridica può restringere il contenuto dei diritti o delle garanzie costituzionali”.

Pedro Bermeo afferma che “nonostante il danno sia fatto, un po' di giustizia è stata fatta per le popolazioni indigene isolate di Yasuní”.

“Il governo dell'Ecuador vede nel nostro territorio solo interessi per le risorse. Chiediamo rispetto per la nostra decisione di mantenere i nostri territori liberi dal petrolio e dalle miniere. Non esiste una vera politica di sviluppo per l'Amazzonia", ha affermato Nemonte Nenquimo, leader Waorani e presidente dell'organizzazione Conconawep.

Nonostante la sentenza della Corte e i vari sforzi per proteggere Yasuní, i lavori in quest’angolo dell'Amazzonia non si sono fermati. Per questo, le popolazioni indigene, e varie organizzazioni, richiedono allo Stato e alle società parastatali di anteporre finalmente la conservazione della natura allo sfruttamento.

Vedere Yasuní: un parque nacional entre la explotación y la conservación

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I commenti dai nostri lettori (1)

Paul Attard 01.06.2022 Sad. Yet another example of Chinese policy; making money & to hell with the environment.