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Uso "allarmante" di antibiotici d’uso umano nell’agricoltura

Scidev.Net 23.06.2020 Aisling Irwin Tradotto da: Jpic-jp.org

Gli agricoltori di alcune parti dell'Asia usano antibiotici ritenuti "critici" per la medicina umana nella coltivazione del riso, sollevando il timore che possano alimentare la resistenza agli antibiotici. Un'indagine condotta in 32 paesi su consulenti agricoli ha rilevato che molti prescrivono antibiotici comuni per l’uomo come la streptomicina e la tetraciclina contro le infestazioni di insetti, le malattie fungine e la protezione generale, nonché per le infezioni batteriche. In certi anni, quasi il 10% delle raccomandazioni gestionali per il riso di una data regione conteneva un antibiotico.

L’utilizzo di antibiotici è “spaventosamente alto”, secondo Phil Taylor coautore della menzionata indagine e responsabile formatore della rete globale di cliniche vegetali, Plantwise. "Li usano quasi come un tonico comune", afferma. "Questi dati sembrano indicare che l'uso di antibiotici nella produzione agricola è più esteso di quanto la maggior parte della letteratura suggerisca," scrivono Taylor e il co-autore, Rob Reeder.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la streptomicina è considerata "di fondamentale importanza" per la medicina umana; mentre le tetracicline sono "altamente importanti".
Gli antibiotici, e batteri resistenti, possono perdurare nei raccolti ed entrare nella catena alimentaria umana, soprattutto negli alimenti che non vengono accuratamente cotti. Inoltre, gran parte degli antibiotici che vengono spruzzati sulle colture, possono rimanere sul terreno. Ci sono crescenti preoccupazioni che questo crei nell'ambiente sacche di resistenza (agli antibiotici).
La ricerca fornisce pochi dati sull'uso degli antibiotici nell'agricoltura nei paesi in via di sviluppo, mentre conferma i racconti informali sul loro uso diffuso nelle colture in Vietnam, Cambogia e Cina, e anche le affermazioni di una delle principali organizzazioni di ricerca e difesa in India, il Center for Science and Environment (CSE) secondo cui i coltivatori violano i protocolli nazionali e usano liberamente streptomicina e tetraciclina.

Erik Millstone, esperto di politica scientifica e specialista in politiche di sicurezza alimentare presso l'Università del Sussex, che non è stato coinvolto nella ricerca, afferma: "Le autorità di regolamentazione della sicurezza alimentare a livello nazionale e internazionale hanno svolto un lavoro superficiale per aver lasciato che questo fenomeno sfuggisse al controllo e spero che come minimo la pubblicazione di questo documento riesca ad innescare un'ondata di attenzione e azione da parte delle autorità di regolamentazione nazionali e internazionali”.
La ricerca è stata condotta da fitopatologi del Centro Internazionale per l'Agricoltura e le Bioscienze (CABI), un'organizzazione intergovernativa di ricerca e divulgazione agricola. CABI, l'organizzazione madre di SciDev.Net, forma consulenti agricoli di base nei paesi a basso reddito, che sono spesso impiegati dai ministeri dell'agricoltura nazionali.
Taylor e Reeder, responsabili dei dati di Plantwise, hanno esaminato oltre 430.000 documenti di consultazione che i "medici delle piante" hanno redatto tra il 2012 e l'ottobre 2018. Non hanno trovato raccomandazioni sull’uso di antibiotici in nessuno dei 12 paesi africani analizzati, né nella maggior parte dei paesi dell'America meridionale e centrale; il loro uso nei paesi del Mediterraneo orientale risulta basso. Ma nel sud-est asiatico (che, utilizzando la classificazione dell'OMS, comprende India e Nepal) e nel Pacifico occidentale, i medici delle piante hanno raccomandato regolarmente antibiotici, specialmente per il riso e per i pomodori e gli agrumi. Mentre il 65% di queste raccomandazioni era per malattie batteriche – su cui gli esperti sono divisi riguardo all’efficacia –, una su cinque era per insetti o acari, contro i quali gli antibiotici non hanno alcun effetto.
In molti casi, soprattutto nel sud-est asiatico, "le raccomandazioni erano identiche indipendentemente dalla diagnosi", dicono i ricercatori. "Ipotizziamo che i consulenti agricoli nel sud-est asiatico combinino abitualmente un insetticida con un fungicida e un antibiotico in un'unica applicazione in modo da affrontare il problema attuale e prevenire/controllare altri problemi non ancora presenti o che sono di un livello inferiore”.

I dati confermano i rapporti sull’uso diffuso in alcuni paesi. Ricardo Oliva, esperto di resistenza delle piante presso l'International Rice Research Institute nelle Filippine, afferma di aver spesso visto vendere la streptomicina agli agricoltori nei mercati del Vietnam e della Cambogia. "Basta guardare i loto involucri sparsi sui campi", dice.
Il novembre scorso, il CSE con sede a Delhi ha riferito di aver visitato 15 agricoltori scelti per rappresentare una varietà di terreni e prodotti in tutta l'India. Secondo Amit Khurana, direttore del programma per la sicurezza alimentare e le tossine del CSE, tutti hanno riconosciuto l'uso di streptomicina sui propri raccolti. Le successive interviste e ricerche documentali hanno rivelato che ne raccomandano l’uso diversi comitati agricoli e istituti governativi di molti Stati.
Il grado di rischio è controverso. I sostenitori dell'uso di antibiotici sostengono che "non vi è alcuna prova fondata di resistenza che si è diffusa da batteri patogeni vegetali a patogeni umani o animali nonostante 50 anni di utilizzo", affermano Reeder e Taylor. Ma Jan Leach, esperto di interazioni pianta-patogeno presso la Colorado State University, afferma che è stata dimostrata la trasmissione nella direzione opposta (geni di resistenza da batteri che infettano gli esseri umani sono stati trovati nei patogeni delle piante), il che significa che "sappiamo che c'è passaggio di resistenza antimicrobica tra patogeni vegetali e patogeni per l'uomo ”.
"Vediamo spesso la diffusione di malattie e la preoccupazione più grande è che se si  producono resistenze in gruppi di patogeni che poi si spostano da un paese all'altro, o secondo i venti e non sappiamo quanto essi possano o riescano a diffondersi", sostiene Leach.
Le malattie comuni come la ruggine batterica del riso possono essere devastanti, afferma. "Si tratta di contadini poveri di risorse con piccolissimi appezzamenti di terra. Se perdono il raccolto non hanno cibo per le loro famiglie; si tratta quindi di malattie serie e di grande impatto ". Spesso gli antibiotici non funzionano nemmeno contro queste malattie batteriche.

Leach afferma che sarebbe meglio adottare nuove varietà capaci di resistere alle malattie locali e migliorare le pratiche di gestione.
I ricercatori hanno evidenziato la mancanza di dati sull'uso di antibiotici nell’agricoltura. Un'indagine condotta dall'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), l'Organizzazione mondiale per la salute animale e l'OMS ha rilevato che solo il 3% dei paesi effettua valutazioni regolari sui tipi e le quantità di antibiotici utilizzati nell’agricoltura.
Anche i regolamenti variano ampiamente. Molti paesi non hanno alcuna legislazione e alcuni incoraggiano la pratica come uno strumento prezioso contro le infezioni, rivela l'indagine. L'Unione Europea e il Brasile non approvano alcun antibiotico come principio attivo nei pesticidi; alcuni paesi, come gli Stati Uniti, ne consentono l'uso solo in caso di emergenza. L'anno scorso l'Agenzia statunitense, per la protezione dell'ambiente, ha, in modo controverso, permesso agli agricoltori di spruzzare centinaia di tonnellate di antibiotici per l’uso umano, tra cui la streptomicina, sui frutteti per combattere la malattia dell’inverdimento degli agrumi.

La FAO ha convocato nel 2018 una riunione di esperti per valutare i rischi causati dagli antibiotici che vengono assorbiti dal suolo e dall'ambiente. Jeffrey Le Jeune, responsabile per la   sicurezza e la qualità alimentare presso la FAO, afferma: "Non abbiamo sufficienti dati per dire quale sia nell’insieme il contributo all'esposizione umana dato dalle coltivazioni. Questo è il punto di partenza. Sappiamo che sono utilizzati in agricoltura e che poi si trovano nell'ambiente. Sappiamo che è possibile trovare organismi resistenti agli antimicrobici su alimenti di origine vegetale destinati all'alimentazione animale o al consumo umano. E sappiamo che alcuni focolai di malattie di origine alimentare associati alle verdure contenevano organismi resistenti agli antimicrobici.
“Ma, può essere una pista falsa? Come ci sono arrivati quegli organismi resistenti? È stato perché sono stati usati antibiotici o antimicrobici? O era perché c'erano già organismi resistenti agli antimicrobici nell'acqua di irrigazione a causa d’un impianto di trattamento delle acque reflue difettoso? Non lo sappiamo.

"E’ un tema che deve essere esaminato e valutato, ma penso che si potrebbe stare sul sicuro dicendo che se non ne hai bisogno non dovresti usarlo". 
Il programma congiunto FAO / OMS sugli standard alimentari sta elaborando una revisione del codice di pratica sull'uso di antibiotici nella produzione alimentare, che includerà nuove componenti sulla salute delle piante. Riunioni e gruppi di lavoro sono previsti nel 2021.

Khurana, del CSE indiano, commenta: "È difficile capire il perché la comunità scientifica globale non sia davvero concentrata su questo problema. La FAO [deve] mostrare un tipo di determinazione [nei confronti dell'uso di antibiotici nelle colture] simile a quello che mostra per gli animali".

Vedi ‘Alarming’ use of critical human antibiotics on crops

Vedi anche, Antibiotici negli allevamenti: è solo uno dei dannosi effetti collaterali.  

Foto. Contadini in un campo di riso in Asia, spargendo antibiotici di uso umano. ©  CABI -  Comunicazioni

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