Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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Apriamo gli occhi ai cambiamenti climatici!

Madri 20.12.2019 Enrique Bayo Tradotto da: Jpic-Jjp.org

Il vertice sul clima (COP25) di dicembre, tenutosi a Madrid a causa delle difficoltà sociali in Cile, ha contribuito molto poco alla lotta contro la grave crisi ecologica che sta vivendo il pianeta.

La prima volta che andai nella foresta della Repubblica Democratica del Congo, mi fu consigliato di aprire bene gli occhi, perché “il serpente più pericoloso è quello che non vedi. Se lo vedi, reagisci e puoi fuggire dal pericolo". Ricordo questo aneddoto dopo aver partecipato all'ultimo vertice sul clima (COP25), perché credo che i leader politici riuniti a Madrid non abbiano visto il serpente. Sembra che siano ciechi e sordi, preoccupati solo di difendere i loro interessi egoistici senza vedere la sofferenza di milioni di persone causata dai cambiamenti climatici e senza ascoltare gli scienziati che, nella stragrande maggioranza, assicurano che il riscaldamento globale è prodotto in gran parte dall'attività umana e sta distruggendo il pianeta. Le delegazioni dei quasi 200 paesi presenti al vertice hanno raggiunto un accordo minimo, auspicando in futuro maggiori risultati per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ma senza un consenso sull'obiettivo principale della riunione: regolamentare i mercati del CO2.

         Mi si perdoni una mancanza di umiltà, ma avevo visto arrivare questo fiasco prima del 15 dicembre, giorno della chiusura. Mentre pranzavo nell'area del vertice approntata allo scopo, mi resi conto che molta gente lasciava cibo superfluo sui tavoli. Ho chiesto a una cameriera e questa mi ha confermato che ogni giorno grandi quantità di cibo finivano nella spazzatura. Ci ho pensato sopra e mi sono detto: "Non credo che quanti buttano via il cibo abbiano sufficiente sensibilità per trovare soluzioni alla complicata sfida del cambiamento climatico, che richiede da tutti enormi sacrifici".

         Alla sua ultima dichiarazione, la presidente della COP25 e ministro dell'ambiente cileno, Carolina Schmidt, ha dovuto riconoscerlo: "Non siamo soddisfatti", mentre il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, si è detto apertamente "deluso". Le qualificazioni più negative, però, le hanno date diversi gruppi di attivisti che parlano apertamente di fallimento e persino della futilità di tali incontri multilaterali. Perché riunire migliaia di delegati da tutto il mondo sulle moquette della Fiera di Madrid "sprecando" tanti milioni di dollari nell'organizzare simili incontri? È probabile che questo vertice passerà alla storia a causa del doppio tradimento, del suo motto, #TempoDiAgire e dei milioni di persone che si aspettavano un cambio di rotta chiaro e definitivo. Ci siamo illusi ad aver fiducia in gente legata mani e piedi a subdoli interessi.

         E adesso? Non siamo mai stati peggio. Dopo 25 vertici climatici realizzati nell'ultimo quarto di secolo e, nonostante tutto, nel 2019, il pianeta ha infranto il record nella concentrazione media giornaliera di anidride carbonica, 414 particelle per milione (ppm), il valore massimo da quando l'umanità esiste. Si devono rimontare tre milioni d’anni di storia del pianeta per trovare valori simili.

         Dà rabbia, perché le delegazioni dei paesi più inquinanti sono proprio quelle che hanno silurato i negoziati. Sto parlando, ovviamente, della Cina e degli Stati Uniti, i due principali inquinanti del pianeta che, insieme, sono responsabili del 45% delle emissioni di gas serra, ma anche di paesi come l’India, l’Australia, la Russia, l’Arabia Saudita, il Brasile. Indipendentemente dall'ideologia dei loro governi, sembrano tutti ostaggio delle grandi multinazionali - in particolare quelle dedicate all'estrazione di combustibili fossili - e del modello economico suicida che domina il mondo. Ci ostiniamo stupidamente a basare il benessere e lo sviluppo su un consumismo e una crescita che sono insostenibili e impossibili da estendere a tutta l'umanità, perché le risorse sono limitate. Lo sappiamo sempre più chiaramente, ma non facciamo ancora nulla per cambiare. Chi insiste in una menzogna, sapendo che è menzogna, arriva alla paranoia. Ebbene, questo è quanto sta passando con il nostro mondo.

         Se i paesi più inquinanti sono quelli che soffrono meno delle conseguenze dell'inquinamento e quelli che avrebbero più risorse per combatterlo, è vero anche il contrario. I paesi meno inquinanti sono quelli che soffrono maggiormente delle conseguenze del riscaldamento globale: insicurezza alimentare, riduzione della disponibilità di acqua, inquinamento atmosferico, rifugiati climatici, degrado degli ecosistemi, ecc. In Africa, un continente che contribuisce a malapena al 4% delle emissioni inquinanti, ci sono sette dei 10 paesi più minacciati: Sierra Leone, Sud Sudan, Nigeria, Ciad, Etiopia, Repubblica Centrafricana ed Eritrea.

         Lo scorso ottobre, ho visitato nel Sudan del nord, un progetto promosso dalla Croce Rossa sulla resilienza ai cambiamenti climatici. Ho incontrato contadini e allevatori che soffrono per la mancanza d’acqua e di pascoli, per la bassa fertilità delle sementi, per le dune che avanzano minacciando i loro raccolti e le loro case. Molti di loro non sospettano nemmeno che sono i sintomi e il risultato di un problema globale in questo nostro mondo interconnesso e ingiusto.

         Beh, forse sto parlando troppo e segnando a dito dei colpevoli quando pure io sono complice. Viaggio spesso in aereo e non smetto di usare l'auto se ritengo di potermi risparmiare qualche minuto rispetto al trasporto pubblico. Forse nemmeno io ho guardato in faccia al serpente e non ho ancora aperto del tutto gli occhi per fare cambi nella mia vita che siano più ecologici e rispettosi del pianeta. Di farlo, magari sarei anche più felice.

         Di tutto ciò che la COP25 ci lascia, credo che la cosa più positiva sia l'esistenza di gruppi di attivisti “svegli” e di una gioventù attiva che ha visto il serpente ed è consapevole della crisi climatica che stiamo vivendo. In loro è posta la speranza. Che non abbassino le braccia e continuino a premere, manifestando a tempo e a contra tempo, provocando i leader politici fino a quando non aprano gli occhi. Solo allora agiranno. Sperando non sia troppo tardi.

 

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