Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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La Società delle Nazioni, sorella fallita dell'ONU

Newark 15.01.2018 Gian Paolo Pezzi, mccj Tradotto da: Jpic-jp.org

L'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) non è spuntata come un fungo con la prima assemblea generale il 10 gennaio 1946 a Londra. Una simile percezione impedisce di cogliere i valori e le debolezze dell'ONU oggi.

La prima idea d'una organizzazione sovranazionale che sappia garantire la pace e il benessere di tutti e di ogni popolo ha un precedente in Immanuel Kant (1795) nello scritto Per la pace perpetua in cui il filosofo tedesco proponeva un ordinamento giuridico a tutela della pace mondiale. Quasi un secolo più tardi, con la convenzione di Ginevra del 1864 nacque un movimento diplomatico internazionale a carattere pacifista. Il suo apice fu raggiunto durante la Convenzione dell'Aia (1907). La Confederazione degli Stati dell'Aia, già dunque nel 1907, era un'alleanza che ambiva al disarmo e all'uso della diplomazia nelle contese fra le nazioni.

La Guerra Mondiale mise fine alla Convenzione dell'Aia ma non alle aspirazioni di pace e ordine internazionale. L'idea di una Società delle Nazioni pare fosse del politico inglese Edward Grey - all'epoca segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth dell'Impero britannico -. L'idea fu adottata dal presidente degli Stati Uniti d'America Thomas Woodrow Wilson che pensava fosse l'unico mezzo per evitare conflitti come la Guerra Mondiale, allora in corso. Woodrow Wilson né inserì il progetto nel suo discorso dell’8 gennaio 1918 al Congresso degli Stati Uniti dove delineò anche una strategia per porre le basi di una pace stabile e duratura. La Conferenza di pace di Parigi del 1919-1920 fissava i termini della pace e la conclusione della Prima Guerra Mondiale e rappresentò il momento propizio per il presidente nordamericano di proporre la creazione di un'organizzazione sovranazionale a salvaguardia della pace mondiale. Il 25 gennaio 1919 la sua proposta fu accettata e a una speciale commissione con lo stesso Wilson come presidente fu affidato il compito di redigerne lo statuto. Questo statuto - o Convenzione della Società delle Nazioni fu approvato il 28 aprile 1919 e inserito nella prima parte del trattato di Versailles e firmato il 28 giugno 1919 da 44 Stati, 31 dei quali avevano preso parte alla Guerra. Era nata la Società delle Nazioni (SdN) la prima organizzazione intergovernativa con l'impegno di potenziare il benessere e la qualità della vita di ogni popolo, di prevenire le guerre usando la diplomazia per risolvere i conflitti e di controllare gli armamenti. Il suo promotore il presidente, Thomas Woodrow Wilson, per questo impegno fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1919.

I lavori della SdN iniziarono ufficialmente il 10 gennaio 1920 a Londra (Regno Unito) con l'entrata in vigore del trattato di Versailles e con la ratifica da parte degli Stati che lo avevano firmato il 28 giugno 1919. Gli Stati Uniti non firmarono per l'opposizione del Partito Repubblicano alla ratifica del trattato di Versailles e non si unirono mai alla Società delle Nazioni. Pochi giorno dopo, il 16 gennaio 1920, a Parigi (Francia) si riunì per la prima volta il Consiglio. Il 1º novembre 1920 la sede della SdN fu spostata da Londra a Ginevra (Svizzera), dove il 15 novembre dello stesso anno fu tenuta la prima assemblea generale con le rappresentanze di 41 nazioni (gli Stati firmatari del trattato di Versailles erano 44), 26 dei quali non europei. L'espansione della SdN raggiunse nel 1935 il numero di 57 Stati membri.

Dopo una serie di notevoli successi e alcuni fallimenti, lo scoppio della 2a Guerra Mondiale  dimostrò l'incapacità della SdN di raggiungere i suoi scopi e nel 1945 furono istituite le Nazioni Unite (ONU). La SdN continuò ad esistere per un breve periodo parallelamente all’ONU, ma senza l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, con la Germania, l'Italia e il Giappone tra i vinti della 2a Guerra Mondiale la convivenza era impossibile e la SdN fu sciolta il 19 aprile 1946.

Perché fallì la Società delle Nazioni? I motivi addotti anticipano gli attuali problemi dell'ONU.

1-. Non disponeva di forze armate. Occupando l'Abissinia Mussolini rispose alle critiche della SdN: «La Lega va bene quando sparano i passeri, ma non quando scendono le aquile».

2-. Era richiesto il voto unanime, il che corrispondeva a un vero e proprio veto generalizzato.

3-. Fu esclusa ogni clausola sull'eguaglianza razziale togliendo autorità morale alla SdN.

4-. Non tutte le nazioni non vi aderirono. Gli Stati Uniti non ne fecero mai parte. Due -su 4-membri permanenti del Consiglio e Paesi fondatori, ne uscirono: il Giappone nel 1933 e l'Italia nel 1937. La Germania fu membro solo dal 1926 al 1933 e l'Unione Sovietica entrata nel 1934, venne espulsa nel 1939 quando invase la Finlandia e occupò Estonia, Lettonia e Lituania.

5-. Il metodo delle sanzioni risultò inefficace come per l'invasione italiana dell'Etiopia nel 1935 (vedi Corriere della Sera, L'inutile guerra delle sanzioni da Mussolini a Putin).

6-. Un consiglio e un'assemblea non permanenti rendevano lente le decisioni.

Nonostante tutto, i risultati diplomatici della SdN furono un passo avanti rispetto al secolo precedente. Basti ricordare la soluzione del conflitto tra Svezia e la Finlandia per le Isole Åland, dei confini tra Albania e Jugoslavia e della appartenenza dell'Alta Slesia alla Germania o alla Polonia risolto con un plebiscito; seguirono le problematiche della città portuale di Memel  (oggi Klaipėda) e della regione circostante; l'aggressione della Grecia ai danni dela Bulgaria; il ritorno del Saarland alla Germania. Grazie alla SdN Mosul –il Mosul dell'ISIS- nel 1926 divenne parte dell'Iraq nonostante le pretese della Turchia e dopo una serie di conflitti Colombia e Perù  anche per l'intervento della Società delle Nazioni raggiunsero un accordo per la città di Leticia.

La SdN non aveva né bandiera né un logo ufficiali. Un emblema, due stelle concentriche a cinque punte iscritte in un pentagono blu rappresentando i cinque continenti e le cinque razze dell'umanità, venne usato ufficiosamente e solo molto tardi. Le lingue ufficiali erano il francese (Société des Nations), l'inglese (League of Nations), lo spagnolo (Sociedad de Naciones). La proposta di introdurre l'esperanto fallì per il rifiuto della Francia perché il francese era allora la lingua della diplomazia.

La SdN era strutturata in tre organi: il Segretariato, a capo del quale stava il segretario generale, il Consiglio e l'Assemblea. Ogni membro aveva un seggio nell'Assemblea, che teneva le sue sessioni una volta all'anno a settembre. Il Presidente dell'Assemblea Generale durava in carica un anno. La SdN aveva anche numerose agenzie e commissioni ereditate poi dall'ONU: la Corte internazionale di giustizia; l'Organizzazione mondiale della sanità del lavoro; e le Commissioni per i rifugiati, per il Disarmo, per la salute, contro la schiavitù e per i diritti delle donne.

Un aspetto meno conosciuto della SdN, significativo però dell'atteggiamento che avrà l'ONU, è quello dei "mandati", la cui natura e interventi erano stabiliti nell'art. 22 dello Statuto. I territori, sottoposti a mandato erano le ex-colonie dell'Impero tedesco e, nel Medio Oriente, dell'Impero ottomano. I mandati erano divisi in tre tipologie. Appartenevano al

Tipo «A», i territori, una dozzina, che avevano "raggiunto uno stato di sviluppo" che li faceva idonei a divenire "nazioni indipendenti". Fra questi, interessante notare, c'erano la Siria e il Libano affidati alla Francia e la Palestina, Transgiordania e l'Iraq affidati al Regno Unito.

Tipo «B», i territori in cui lo Stato mandatario si faceva garante della sicurezza, della libertà di coscienza e di religione e della proibizione del commercio di schiavi, di armi da guerra, di alcolici, e sopratutto dei diritti commerciali degli Stati i membri della SdN.

Tipo «C», i territori con scarsa popolazione, ridotte dimensioni e lontani dalle metropoli.

Gli Stati mandatari erano quattro: l'Impero britannico, la Francia, il Belgio e il Giappone. In realtà i territori soggetti a mandato furono amministrati come colonie e divennero indipendenti, con l'eccezione dell'Iraq, solo alla fine 2a Guerra Mondiale, in un processo di decolonizzazione spesso violento.

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