Nell’era digitale, la circolazione delle informazioni avviene a una velocità senza precedenti. Tuttavia, questa rapidità è spesso accompagnata dalla diffusione di notizie false (fake news) su scala internazionale. Che si tratti di teorie del complotto riguardanti importanti eventi geopolitici, di falsi allarmi sanitari globali o di informazioni economiche manipolate, questi racconti infondati creano panico, destabilizzano le comunità e alterano la nostra percezione collettiva della realtà.
Di fronte a questa valanga di informazioni non verificate, come possiamo preservare il nostro spirito critico ed evitare di diventare, involontariamente, strumenti di diffusione della menzogna? La risposta risiede in un’antica saggezza che conserva una sorprendente attualità: I 3 setacci di Socrate. Ecco un racconto che viene da lontano.
Un giorno qualcuno va dal grande filosofo e gli dice: Sai che cosa ho appena saputo del tuo amico ?
– Un momento, rispose Socrate. Prima che tu me lo racconti, vorrei sottoporti a un test, quello dei 3 setacci. I 3 setacci?
– Ma sì, riprese Socrate. Prima di raccontarmi ogni sorta di cose sugli altri, è bene prendersi il tempo di filtrare ciò che vorremmo dire. È quello che chiamo il test dei 3 setacci.
Il primo setaccio è quello della verità.
– Hai verificato se ciò che vuoi dirmi è vero? No. Ne ho semplicemente sentito parlare...
– Molto bene. Non sai dunque se è la verità. Proviamo a filtrare in un altro modo, utilizzando un secondo setaccio, quella della bontà. Ciò che vuoi raccontarmi sul mio amico, è qualcosa di buono? Ah no! Al contrario.
– Quindi, continuò Socrate, vuoi raccontarmi cose cattive su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora superare il test, perché resta un setaccio quello dell’utilità.
– È utile che tu mi dica ciò che il mio amico avrebbe fatto? No. Non proprio.
– Allora, concluse Socrate, se ciò che hai da raccontarmi non è né vero, né buono, né utile, perché vuoi dirmelo?
Il test dei tre setacci proposto da Socrate offre un quadro di etica della comunicazione di straordinaria chiarezza. Ogni setaccio corrisponde a un criterio essenziale:
§ La Verità: Verificare i fatti alla fonte prima di condividerli. Nell’era di Internet, ciò implica il fact-checking e la verifica dell’affidabilità dei media.
§ La Bontà: Interrogarsi sull’intenzione e sulla benevolenza che stanno dietro alla condivisione di un contenuto. L’informazione mira a nuocere o a distruggere?
§ L’Utilità: Valutare se la diffusione dell’informazione apporta un valore reale oppure se serve soltanto ad alimentare un rumore mediatico sterile e ansiogeno.
Se le fake news internazionali riguardano le grandi questioni della società, il fenomeno diventa particolarmente devastante quando prende di mira una persona conosciuta o pubblica. Che si tratti di un falso annuncio della morte di un artista famoso, di accuse diffamatorie inventate di sana pianta contro una personalità politica o di scandali manipolati ai danni di una figura dei media, la voce individuale si diffonde con una furia devastante.
In queste situazioni, i tre setacci socratici vengono crudelmente meno:
§ L’informazione non è vera, perché si basa su un pettegolezzo o su una manipolazione malevola.
§ Non è buona, perché il suo obiettivo è infangare la reputazione di un individuo e arrecargli un danno morale e personale.
§ Non è utile, perché serve soltanto ad alimentare il voyeurismo e la malizia collettiva.
Come ricorda un proverbio africano: «Maneno mazuri ni akiba, maneno mabaya ni msiba» (Le buone parole sono un tesoro, le cattive parole sono una calamità). È fondamentale ricordare, dice un altro proverbio, che «Ulimi huna mfupa, lakini unavunja mifupa» (La lingua non ha ossa, ma può spezzarne diversi).
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