Come gli attrezzi del falegname, le persone sono diverse, ma tutte hanno il loro posto nel mondo. Dio non guarda la grandezza, ma il cuore dentro di noi. I saggi dicono: “Le dita della mano non sono uguali, ma insieme afferrano la stessa cosa”: l'unione fa la forza, la divisione fa la debolezza, e non bisogna disprezzare nessuno, nemmeno il più piccolo.
Un tempo, in un piccolo e tranquillo villaggio, c'era la bottega di un falegname. Al suo interno si trovavano molti attrezzi da lavoro: la sega, la pialla, il martello, i chiodi, la carta vetrata, la lima, l'ascia e molti altri. Ognuno aveva il proprio carattere, la propria voce e il proprio modo di lavorare.
Un giorno, mentre il falegname non c'era, tutti gli attrezzi si riunirono e fecero una grande assemblea. Quella riunione fu lunga, piena di parole e di forti discussioni. Alcuni parlavano con rabbia, altri a voce alta, volendo escludere coloro che ritenevano non fossero adatti a vivere insieme a loro.
Il primo disse con severità: “Dobbiamo cacciare la Sega. Ferisce troppo e la sua voce è fastidiosa. Il suo carattere è estremamente duro!”.
Un altro rispose: “E la Pialla? Toglie la pelle a tutto ciò che tocca. Il suo carattere è rigido e amaro!”.
Un altro ancora alzò la voce: “E Fratel Martello? Colpisce ogni cosa con forza, come se fosse sempre arrabbiato. Non possiamo vivere con lui!”.
Ed altri aggiunsero: “E i Chiodi, che sono così pungenti? E la Lima e il Raschietto, che infastidiscono tanto? Senza parlare della Carta Vetrata, che gratta e graffia il suo vicino? Siano tutti cacciati!”.
Così le discussioni divennero davvero troppe. Ognuno vedeva soltanto l'errore del proprio compagno. Allora accadde ciò che dicono i saggi africani: “Quando i grandi alberi litigano, sono le foglie a soffrire”.
All'improvviso, la porta si aprì lentamente. Entrò il falegname in persona. Tutti gli attrezzi ammutolirono di colpo. Il falegname prese un pezzo di legno. Cominciò a tagliarlo con la sega, lo lisciò con la pialla, usò l'ascia, la lima e la carta vetrata. Poi fece ricorso ai chiodi e al martello e fece lavorare gli attrezzi tutti insieme. Usando proprio quegli stessi che stavano litigando, il falegname costruì una bellissima culla per un bambino, un posto delizioso per accogliere una nuova vita.
Ed è allora che tutti gli attrezzi compresero: ognuno di essi ha il proprio compito. Come dice la saggezza del proverbio: “Se vedi della sabbia, non disprezzarla, con essa si costruisce la casa”. È proprio vero: “È il ferro grezzo che fabbrica la zappa migliore”.
Così è Dio. Ci guarda con l'occhio del falegname. Non vede solo i nostri errori, ma vede la bellezza dentro di noi. E per comprendere ancora meglio come anche chi è più piccolo abbia un significato, gli anziani raccontano la storia di una piccola formica.
C'era una piccolissima formica che viveva in un orto di verdure. Il suo nome era Alì e si sentiva triste perché era la più piccola di tutte le formiche della sua regione. Il suo cuore era pieno di dubbi: “Sono tanto piccola che non servo a nulla”, si diceva. Questo accade sempre quando in una famiglia ci sono molti fratelli e sorelle e i genitori non trovano il tempo di prendersi cura di ogni singolo bambino in modo adeguato.
Un giorno, un caprone prepotente entrò nell’orto e cominciò a mangiare le verdure. I contadini cercarono di cacciarlo, gli altri animali cercarono di spaventarlo, ma non ci riuscivano e tutti piangevano pieni di paura.
Allora Alì, la piccola formica, disse nel suo cuore: “Non sono grande, ma qualcosa di piccolo lo posso fare”, come dice il proverbio: “Goccia dopo goccia si riempie il secchio”. E si avvicinò lentamente, lentamente, al caprone. Salì fino al suo orecchio e lo morse nel punto più sensibile. Il caprone fece un salto per il dolore e scappò via di corsa!
Tornò la gioia e tutti impararono una lezione: non disprezzare chi è piccolo. E Alì comprese: non serve essere grandi, come dice il proverbio: “Al piccolo non manca la forza; ciò che gli manca è la fiducia in sé stesso”.
E’ l’altro aspetto della storia del falegname: come gli attrezzi del falegname, noi tutti siamo diversi. Uno è tranquillo, l'altro è veloce, un altro ancora è diligente. Ma tutti abbiamo il nostro posto. Dio non ci guarda per la nostra grandezza, ma per il cuore che ha messo dentro di noi. I saggi dicono: “Le dita della mano non sono uguali, ma tutte insieme afferrano la stessa cosa”: l'unione fa la forza, la divisione fa la debolezza, e non bisogna disprezzare nessuno, neanche chi è piccolo come la formichetta Alì.
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