Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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Il sorriso che non si spegne mai: il ruscello dell’alba

Butembo 26.05.2026 jpic-jp.org Tradotto da: Jpic-jp.org

Nelle tradizioni africane, i racconti tramandati attorno al fuoco non servono soltanto a intrattenere: illuminano il cuore, insegnano la saggezza e ricordano il valore della bontà. Questo testo è una meditazione poetica sul dono di sé, sulla generosità e sulla forza racchiusa in un semplice sorriso. Il ruscello che continua a scorrere nonostante la siccità e l’anziano sostenuto dal sorriso fedele della moglie ci ricordano che nessun gesto d’amore va perduto. Molto spesso sono proprio gli atti più semplici a ridare coraggio a chi soffre.

Amici miei, voglio raccontarvi una storia che parla al cuore, una storia simile ad acqua limpida che scorre dolcemente nell’anima, una lezione per una vita felice.

C’erano una volta uno stagno e un piccolo ruscello che vivevano l’uno accanto all’altro. Entrambi possedevano acqua, ma il loro cuore era molto diverso. Un giorno lo stagno domandò al vicino: «Amico mio, perché continui a correre senza mai fermarti?» Il ruscello rispose con dolcezza: «Conduco fino al fiume l’acqua che Dio mi ha affidato».

Lo stagno trovò quelle parole davvero strane e replicò con disprezzo: «Ah! Che ingenuità! Quest’anno il sole sarà ancora più ardente dell’anno scorso e tu ti prosciugherai prima di arrivare al mare. Faresti meglio a conservare la tua acqua per te stesso: ne avrai bisogno».

Il ruscello sorrise e rispose serenamente: «Se devo prosciugarmi presto, allora preferisco che ciò accada dopo aver fatto del bene e compiuto la mia missione».

E così il ruscello continuò il suo cammino cantando gioiosamente, perché un cuore generoso non si stanca mai. Inoltre, come dice il proverbio: «L’acqua che scorre non emana cattivo odore».

Pochi giorni dopo, il sole divenne rovente. Eppure gli alberi che costeggiavano il ruscello gli offrirono la loro ombra. Gli uccelli vennero a bere cantando dolcemente. I fiori sbocciarono nella gioia e gli animali riposarono sulle sue rive rendendogli omaggio. Anche un contadino amava quel ruscello, perché attraversava il suo campo e ridava vita alle coltivazioni. Tutti coloro che lo vedevano gli auguravano benedizioni e prosperità. Sì, le buone azioni sono un rimedio contro la tristezza.

Lo stagno, rimasto immobile nel proprio egoismo, cominciò a emanare un odore nauseabondo. Gli animali che vi si avvicinavano per bere fuggivano immediatamente, perché quell’acqua portava malattia. Come ricorda la saggezza popolare: «Ciò che non serve finisce per marcire».

La vita stessa non si compiacque dello stagno e lo lasciò prosciugare completamente. Ma la vita guardò con amore il ruscello, perché non aveva mai smesso di fare il bene. Le sue acque raggiunsero il fiume, poi il grande oceano che le accolse con gioia; il sole le attirò verso il cielo sotto forma di vapore; quel vapore divenne grandi nuvole che andarono a riversare la loro pioggia sulle montagne dove nascono le sorgenti… e il ruscello si riempì di nuove acque e continuò a scorrere dolcemente. Un cuore che dona non va mai perduto: ritorna sempre carico di benedizioni.

Quel ruscello è l’immagine di coloro che portano gioia agli altri, spesso semplicemente attraverso un sorriso, che è un atto silenzioso d’amore.

Molto tempo fa, lontano in mezzo al mare, esisteva un’isola isolata dove vivevano dei lebbrosi. Era un luogo di sofferenza e di tristezza: alcuni avevano ferite aperte, altri vivevano esausti per quella vita, altri ancora erano schiacciati dal dolore. Tuttavia, in mezzo a tutta quella sofferenza segnata dalla morte, vi era un vecchio molto diverso dagli altri. Il suo corpo soffriva come quello dei suoi compagni, ma i suoi occhi conservavano una strana luce e il suo volto rimaneva sereno. Parlava con dolcezza, mostrava compassione verso gli altri e non si adirava mai. Sembrava una sorgente di speranza nel mezzo della disperazione. Come dice un proverbio locale: «Un cuore buono è un rimedio che non si può comprare».

Un giorno, un uomo incaricato di assistere quei malati si domandò: «Da dove trae questo vecchio la forza di vivere senza sprofondare nella disperazione?» Cominciò allora a osservarlo discretamente e notò che ogni mattina prima dell’alba, quando la notte non era ancora svanita, il vecchio si trascinava lentamente fino alla recinzione che circondava quel luogo di sofferenza. Ogni giorno si sedeva esattamente nello stesso punto e aspettava in silenzio. Non attendeva il sorgere del sole, né contemplava la bellezza del mare. Il suo sguardo restava rivolto verso l’altro lato della recinzione… finché appariva una donna, anziana e dallo sguardo pieno di tenerezza.

Non portava né cibo, né medicine, né doni. Portava un sorriso. Un sorriso d’amore, di fedeltà, il sorriso di un cuore che non aveva mai smesso di amare. E non appena il vecchio scorgeva quel sorriso, il suo volto si illuminava come di un sole interiore. Anche lui sorrideva. Si parlavano senza parole, soltanto attraverso gli sguardi e i sorrisi. Quel breve istante diventava per lui come il pane di tutta la giornata per la sua anima.

Come dice il proverbio: «Una parola benevola e un sorriso rialzano il cuore spezzato». Dopo quei pochi minuti, il vecchio ritornava alla sua capanna con una nuova forza per vivere.

Un giorno il servitore gli domandò: «Padre mio, chi è quella donna?» Il vecchio rispose: «È mia moglie». Poi continuò dolcemente: «Prima che mi conducessero qui, lei si prendeva cura di me in segreto, cercava rimedi e ogni giorno applicava sul mio corpo una pomata che aveva trovato. Ma lasciava sempre libera una piccola parte del mio volto per poter continuare a baciarmi. Poiché la malattia non scompariva, mi portarono qui. Ma lei non mi ha mai abbandonato. È venuta a vivere qui vicino per potermi vedere ogni mattina… e quando mi sorride, io so di essere ancora vivo».

Sì, il proverbio lo dice: «Il vero amore non abbandona nel tempo della prova». Il mondo è pieno di sofferenza, ma esistono ancora esseri simili al ruscello, e altri simili al sorriso dell’alba, un vero sorriso che nasce da un cuore capace di donarsi. Ancora oggi qualcuno aspetta un sorriso, uno sguardo benevolo, una parola di bontà, perché: «Il sorriso è una lampada accesa nel cuore, e la sua luce arriva molto lontano».

Il vero amore non è né possesso né egoismo: è dono di sé. E non c’è bisogno di essere ricchi per offrire questo grande dono: il sorriso è già un dono che può diventare un rimedio e alleviare la sofferenza degli altri, segno del vero amore.

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