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Il bene comune: un’idea antica per una società futura

http://www.vinonuovo.it 16.06.2025 Pietro Giordano Tradotto da: Jpic-jp.org

In un mondo dominato dall’individualismo, riscoprire il bene comune significa tornare a pensare in termini di solidarietà, giustizia sociale e responsabilità condivisa.

In un’epoca segnata dall’individualismo, dalla frammentazione sociale e dalla crisi dei legami, riscoprire il valore del bene comune non è solo un’operazione culturale, ma una necessità etica e politica. È il cuore dimenticato della democrazia, il principio che può ricucire il tessuto di una società divisa tra privilegi e marginalità.

Recentemente Papa Leone XIV rivolgendosi ai rappresentanti dei media internazionali riuniti in Vaticano, ha affermato che anche l’AI è orientata al bene comune.

Il termine “bene comune” non è nuovo. Lo si ritrova nella filosofia aristotelica, nella dottrina sociale della Chiesa, nei testi dei padri costituenti. Aristotele parlava della polis come comunità finalizzata al bene di tutti i cittadini. Tommaso d’Aquino lo considerava l’orientamento naturale della legge e della convivenza umana. La Costituzione italiana, all’articolo 2, richiama il “dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale”. Eppure, nonostante questo patrimonio concettuale, il bene comune oggi sembra relegato a slogan vuoti o a retoriche di facciata.

Il bene comune non è la somma dei beni individuali. È qualcosa di più alto: è ciò che consente a ciascuno di noi di realizzarsi insieme agli altri. È la scuola pubblica che forma cittadini, la sanità accessibile a tutti, l’ambiente che protegge la vita, la giustizia sociale che garantisce dignità e diritti. È l’insieme delle condizioni che rendono possibile una vita buona non per pochi, ma per tutti.

Papa Francesco, nelle encicliche Laudato sì e Fratelli tutti, ha ribadito con forza questo concetto, indicando che “il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale”. E ha aggiunto: “Una società progredisce quando si prende cura della fragilità dei suoi membri”.

Le minacce al bene comune

Oggi il bene comune è minacciato da molte direzioni. Le logiche di mercato, quando non sono regolate, tendono a privatizzare ciò che dovrebbe restare di tutti. La politica, spesso concentrata sul breve termine e sul consenso immediato, dimentica la progettualità collettiva. La sfiducia verso le istituzioni, l’erosione del senso civico, l’indifferenza di fronte alla povertà e all’emarginazione sono segnali di un bene comune in crisi.

L’ambiente ne è l’esempio più evidente: la devastazione dei territori, l’inquinamento, il cambiamento climatico non colpiscono solo individui isolati, ma minano le condizioni stesse della vita comune. E dove viene meno il bene comune, cresce l’ingiustizia, la solitudine, il rancore sociale.

Sortirne insieme…

Difendere il bene comune non spetta solo alle istituzioni. È una responsabilità collettiva, che inizia dai comportamenti quotidiani: pagare le tasse, rispettare le regole, partecipare alla vita pubblica, promuovere inclusione e dialogo. È nella capacità di sentirsi parte di qualcosa di più grande che nasce la vera cittadinanza.

Lo aveva intuito anche don Lorenzo Milani: “I problemi degli altri sono uguali ai miei. Sortirne da soli è l’avarizia. Sortirne tutti insieme è la politica”. Una politica, aggiungiamo noi, intesa nel suo senso più nobile: come costruzione del bene di tutti.

Rimettere al centro il bene comune significa reimparare a pensare in termini di “noi” anziché di “io”. Significa riconoscere che siamo interdipendenti, che il destino di ciascuno è legato a quello degli altri. È la sfida del nostro tempo: salvare l’umano in un mondo che rischia di dimenticarlo.

Perché il bene comune non è un’utopia: è l’unica via per costruire una società giusta, inclusiva e capace di futuro.

Vedi, Il bene comune: un’idea antica per una società futura

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I commenti dai nostri lettori (1)

Margaret Henderson 30.10.2025 I very much liked the idealism of the Common Good article and the final one on a world without refugees. Here I hate hearing on the news about the increasing hostility towards asylum seekers in parts of England. So far there hasn't been much of that in Scotland ... but the English far right have been bussing some of their protesters up here. I feel helpless about doing anything to counter this personally - except that one very responsible person has asked me if I could choose some of the asylum seekers I know well who would be willing to talk to a fairly positive audience about why they needed to stay in a night shelter when they first came here. But that is still not addressing those who are hostile. In fact, the Vatican Council proposals on debt, if they ever took effect, would certainly greatly lessen the need for people to leave their homeland and risk a new life elsewhere.