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L’impatto su democrazia e sviluppo della corruzione in Africa

Rivista Nigrizia 09.04.2026 Antonella Sinopoli Tradotto da: Jpic-jp.org

Per il rapporto di Transparency International 2025, una corruzione sistemica continua a frenare lo sviluppo del continente e, dai dati di Afrobarometer, emerge la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni elettorali e la rabbia dei giovani. Somalia e Sud Sudan tra i paesi più corrotti al mondo, senza contare la Nigeria

La corruzione in Africa “resta un problema serio”. Lo afferma l’ultimo rapporto di Transparency International. Rapporto che vede la maggior parte dei paesi dell’Africa subsahariana collocarsi tra gli ultimi posti nell’indice globale di corruzione percepita.

Il Corruption Perceptions Index (CPI) misura 182 paesi e territori, analizza le sfide della governance, le tendenze della corruzione e il loro impatto sullo sviluppo e sulla democrazia. Secondo questa analisi 10 dei 49 paesi della regione subsahariana hanno registrato un significativo peggioramento e solo 7 sono migliorati, evidenziando che gli attuali sforzi anticorruzione non stanno producendo i risultati attesi.

La valutazione si basa su punteggi da 0 (altamente corrotto) a 100 (no corruzione).​ Con un punteggio medio di 32 su 100 e solo 4 dei 49 paesi della regione con un punteggio superiore a 50, l’Africa subsahariana si classifica dunque come la regione con le prestazioni più basse nell’indice globale dei 182 paesi.

La classifica dei paesi africani

Quelli con il punteggio più basso sono la Somalia e il Sud Sudan (9 ciascuno), l’Eritrea (13), il Sudan (14). Punteggi molto bassi sono anche quelli della Guinea Equatoriale, del Burundi, della Repubblica democratica del Congo, della Guinea Bissau e delle Comore.

Con un punteggio di 68, le Seychelles si sono invece classificate al primo posto nella regione. Tuttavia, il rapporto ha evidenziato crescenti preoccupazioni circa l’efficacia delle misure anticorruzione nel paese, citando ritardi nelle indagini e nell’azione penale in un caso riguardante il presunto riciclaggio di 50 milioni di dollari.

Le Seychelles sono seguite da Capo Verde con un punteggio di 62, mentre Botswana e Rwanda hanno ottenuto 58 punti. Va sottolineata la posizione del Mozambico, con un punteggio di 21, che ha registrato un calo di 10 punti nell’ultimo decennio.

I dati citati nel rapporto mostrano che nel primo trimestre del 2025 sono stati registrati 334 nuovi casi di corruzione, con perdite per circa 4,1 milioni di dollari.

Madagascar e Angola

Altre situazioni particolari vengono segnalate: quella del Madagascar (25), dove gravi e persistenti problemi di corruzione sono stati un fattore scatenante delle rivolte della Gen Z che hanno portato alla caduta del governo nell’ottobre 2025. I manifestanti denunciavano tra l’altro l’uso improprio di fondi pubblici, causa delle croniche interruzioni nelle forniture di acqua, elettricità e altri servizi e l’impunità per i funzionari corrotti.​​​​

Altra situazione sottolineata nel rapporto è quella dell’Angola (32). Sebbene il paese abbia adottato negli anni misure per reprimere la corruzione e sembrava avesse compiuto progressi nell’ultimo decennio, si colloca ancora nella parte inferiore dell’indice. Significa che molti angolani considerano insufficienti gli sforzi anticorruzione del loro governo.

L’impatto sulla governance

I dati diffusi dal CPI mostrano dunque che la corruzione è un problema diffuso e sistemico piuttosto che un fenomeno isolato. In Africa, punteggi persistentemente bassi sono spesso associati a istituzioni statali fragili, indipendenza giudiziaria limitata, spazio civico ristretto e prolungata instabilità politica.

I paesi che occupano il gradino più basso si trovano spesso a fronteggiare molteplici e sovrapposte debolezze di governance. Tra queste, sistemi giudiziari politicizzati, deboli sistemi di controllo e bilanciamento, libertà di stampa limitata e protezione inadeguata per gli informatori e le organizzazioni della società civile.

In tali contesti, la corruzione si radica profondamente nella vita pubblica, influenzando il modo in cui il potere viene esercitato e la distribuzione delle risorse statali.

Le conseguenze sono di vasta portata e vanno dalla cattiva gestione delle finanze pubbliche e dal declino delle infrastrutture, alla riduzione della fiducia degli investitori e all’erosione della fiducia pubblica.

La corruzione, in sostanza, continua a essere uno dei più gravi ostacoli allo sviluppo e causa della crescente disuguaglianza, fattori che incidono direttamente sulla vita quotidiana.

Senza dimenticare che, come in un circolo vizioso, la debolezza della democrazia genera conflitti armati, insicurezza e crescenti disordini civili. Conflitti che, a loro volta, contribuiscono al diffondersi della corruzione e alla cattiva gestione dei fondi pubblici. Tutto questo a danno delle persone più vulnerabili.

Sfiducia nelle istituzioni.

A dimostrazione di quanto proprio gli spazi più importanti della democrazia non siano giudicati così trasparenti, citiamo l’ultimo lavoro di Afrobarometer che riguarda le elezioni.

Dall’analisi risulta che gli africani vogliono scegliere i propri leader attraverso elezioni eque, ma la maggioranza diffida dell’organismo di gestione elettorale incaricato di garantirne l’equità e la trasparenza.

Il rapporto, basato su 50.961 interviste in 38 paesi africani nel 2024/2025, mostra comunque che un’ampia maggioranza dei cittadini dichiara di partecipare al processo elettorale. Dunque parliamo di cittadinanza attiva. Eppure poi subentra la delusione. Se oltre la metà degli intervistati ritiene che le ultime elezioni nel proprio paese siano state ampiamente non libere e corrette, la fiducia nell’integrità elettorale si è indebolita. In 28 paesi sottoposti a indagine costante dal 2014/2015, la percezione di elezioni libere e corrette è diminuita di 7 punti percentuali.

Il voto autodichiarato è più elevato tra le fasce di età più anziane (82%), segno probabilmente che la sfiducia riguarda soprattutto le giovani generazioni. La maggior parte ha detto di sentirsi libera di votare senza pressioni e di aderire a organizzazioni politiche. Tuttavia, un numero consistente di interpellati riferisce di aver temuto violenze o intimidazioni durante la campagna elettorale e dubitano che le loro schede elettorali siano davvero segrete. Solo circa 4 africani su 10 (38%) affermano di fidarsi “abbastanza” o “molto” dell’organismo di gestione elettorale del proprio paese.

Altra cosa rilevante è che la stragrande maggioranza dei cittadini afferma che i rappresentanti eletti non ascoltano e non soddisfano poi le richieste dell’elettorato. Solo il 17% afferma che i propri parlamentari “spesso” o “sempre” fanno del loro meglio per ascoltare ciò che la gente comune ha da dire.

Valentina Giulia Milani in un articolo del 18 Febbraio 2026 nella rivista Africa afferma che questo rapporto di Transparency International “fotografa un continente ancora lontano dalla soglia critica dei 50 punti. Dove la corruzione è più alta, sono più difficili l’accesso alla sanità, all’istruzione e all’acqua, e sono sempre i meno abbienti a pagarne il prezzo”. Il quadro che ne risulta è articolato, con differenze interne tra Africa subsahariana e Nordafrica, ma “complessivamente segnato da livelli di corruzione percepita ancora elevati”. “L’Africa subsahariana si conferma l’area con la media più bassa al mondo, pari a 32 punti. Nel Nordafrica, i punteggi restano anch’essi sotto la soglia dei 50 punti: Tunisia 40, Marocco 37, Egitto 35, Algeria 34 e Libia 18. Nessuno dei Paesi nordafricani supera la soglia che Transparency International considera indicativa di una percezione relativamente contenuta della corruzione.

Il rapporto collega la percezione della corruzione alla qualità dei sistemi politici e istituzionali. “A livello globale, le democrazie piene registrano una media di 71 punti, le democrazie imperfette 47, mentre i regimi non democratici si attestano a 32 punti, lo stesso valore della media dell’Africa subsahariana”. Pur senza affermare automatismi tra categorie politiche e aree geografiche, è evidente una correlazione tra indipendenza della magistratura e livelli più bassi di corruzione.

Il rapporto indica un ulteriore elemento: i Paesi con spazio civico “aperto” hanno una media Cpi di 68 punti, contro i 32 dei contesti “repressi” e i 30 di quelli “chiusi”. La restrizione della libertà di espressione, di stampa e di associazione limita la capacità di denunciare abusi e rafforza l’opacità nella gestione delle risorse pubbliche. “Il rapporto collega la corruzione alla qualità dei servizi pubblici e alla sostenibilità delle finanze statali: deviazione di fondi, contratti gonfiati e pagamenti informali possono compromettere l’accesso a sanità, istruzione, acqua ed energia, incidendo in modo più marcato sulle fasce a basso reddito e riducendo la capacità degli Stati di investire in infrastrutture e politiche sociali”.

Vedere, Africa e corruzione: l’impatto su democrazia e sviluppo

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