Giustizia, Pace, Integrità del Creato
Giustizia, Pace, Integrità del Creato
Giustizia, Pace, Integrità<br /> del Creato
Giustizia, Pace, Integrità del Creato
Giustizia, Pace, Integrità del Creato

Chi sono i ribelli Houthi in Yemen?

Online 04.05.2025 Assma Maad Tradotto da: Jpic-jp.org

Gli Houthi hanno moltiplicato gli attacchi diretti contro Israele in rappresaglia alla guerra condotta, dal 7 ottobre, dallo Stato ebraico contro i loro alleati palestinesi di Hamas. Ma chi sono questi Houthi? Perché moltiplicano gli attacchi nel Mar Rosso?

Membri autoproclamati dell’“asse della resistenza”, termine che indica i gruppi armati nemici di Israele alleati con l’Iran, gli Houthi yemeniti hanno rivendicato, dal 7 ottobre 2023, diversi lanci di droni esplosivi e missili balistici, nonché attacchi a navi commerciali e militari che mettono sotto pressione il traffico marittimo nel Mar Rosso. Azioni che illustrano le loro capacità di disturbo, ma soprattutto le loro ambizioni regionali.

Di fronte a questi attacchi ripetuti, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno effettuato, all’inizio di gennaio 2024, diversi raid contro siti militari controllati dagli Houthi, generando timori di escalation nella regione.

Perché questo gruppo di ribelli, che controlla buona parte dello Yemen, moltiplica gli attacchi nel Mar Rosso?

Chi sono gli Houthi?

Prendendo il nome dal clan familiare degli Al-Houthi, gli Houthi rappresentano un movimento politico-militare sorto negli anni Novanta, nel nord dello Yemen, nella provincia di Saada, regione confinante con l’Arabia Saudita. A differenza di circa due terzi della popolazione yemenita che è sunnita, gli Houthi si richiamano allo zaydismo, una branca minoritaria dell’Islam sciita presente principalmente nel paese.

Nostalgici dell’imamato zaydita — un sistema politico-religioso che a lungo ha governato lo Yemen del Nord, e che terminò dopo la rivoluzione repubblicana del 1962 — gli Houthi condividono l’idea di un rinnovamento dell’identità culturale zaydita. Un’identità che, secondo loro, è stata progressivamente cancellata dal potere centrale, in particolare dopo l’unificazione dello Yemen nel 1990. Gli Houthi si strutturano attorno a sentimenti di marginalizzazione e discriminazione, percepita come perdita d’influenza politica, sociale, economica e religiosa. Vedono infatti come una minaccia la diffusione di correnti sunnite rigoriste, come il wahhabismo proveniente dall’Arabia Saudita.

A questi reclami — cui si aggiungono complesse rivalità tribali — i sostenitori Houthi rispondono opponendosi sempre più frontalmente al potere centrale. Nella successive conflitti armati contro il regime all’inizio degli anni Duemila, nella rivolta popolare del 2011 e nella guerra civile iniziata nel 2014, i ribelli si impongono progressivamente come i nuovi padroni dello Yemen.

Oggi controllano circa il 30 % del territorio: un’ampia parte a nord e a ovest del paese, il porto di Hodeida sul Mar Rosso e la capitale Sanaa. In totale, gli Houthi esercitano la loro autorità su quasi due terzi della popolazione.

Come sono riusciti a estendere il loro potere in Yemen?

All’inizio degli anni Duemila, il movimento guidato da Hussein Al-Houthi, un ex parlamentare passato in dissidenza, emerge progressivamente come l’unica forza capace di sfidare la politica del regime. Gli Houthi criticano in particolare l’alleanza fra Stati Uniti e Yemen nella lotta antiterrorismo. Condannano l’imperialismo americano e Israele, percepiti come grosse minacce alla sovranità del paese. Gli slogan agitati dai sostenitori lo confermano: “Dio è grande. Morte all’America, morte a Israele, maledizione per gli ebrei, vittoria per l’islam”.

Il leader al potere — il vecchio autocrate Ali Abdallah Saleh, al governo dal 1978 — si preoccupa di questo movimento che trova riscontro nella popolazione. Questa opposizione tra forze governative e insorti zaydite sfocia, dal 2004, in un lungo conflitto armato, denominato “guerra di Saada”, durante la quale Hussein Al-Houthi viene ucciso. La sua morte contribuisce a radicalizzare il movimento.

Dal 2011, in seguito alle Primavere Arabe, manifestazioni popolari conducono alla partenza del presidente Saleh. I miliziani Houthi approfittano di questa sollevazione per rafforzare il loro controllo territoriale nel nord del paese. L’ex vicepresidente Abd Rabbo Mansour Hadi viene incaricato di guidare la transizione che dovrebbe portare alla redazione di una nuova costituzione che includa tutte le forze del paese. Tuttavia, il governo risulta incapace di offrire una soluzione convincente alle divisioni politiche e comunitarie e fallisce nel rispondere alle aspirazioni della popolazione.

I ribelli Houthi capitalizzano su questo fallimento e, grazie al sostegno sotto traccia dell’Iran e dell’ex presidente Saleh, conquistano la capitale Sanaa nel settembre 2014, poi il palazzo presidenziale qualche mese dopo.

Questo colpo di stato precipita l’internazionalizzazione della guerra civile. L’Arabia Saudita, dove si è rifugiato il presidente deposto, assume la guida di una coalizione militare regionale nel 2015 e si impegna a ristabilire il governo riconosciuto a livello internazionale.

Ma il conflitto s’impantana e la minaccia jihadista rumoreggia. Malgrado l’impegno massiccio, l’Arabia Saudita non riesce a modificare l’equilibrio con gli Houthi e riconosce l’insuccesso della sua coalizione. Cercando ora di uscire da questo pantano, Riad apre la strada nell’aprile 2023 a negoziati di pace con i ribelli. Il bilancio del conflitto è pesantissimo: secondo l’ONU, questa guerra ha causato 400.000 vittime, in particolare civili. Il paese vive attualmente «la più grave crisi umanitaria del mondo», secondo l’UNICEF.

Perché gli Houthi attaccano Israele?

Il gruppo armato, che ha acquisito il proprio arsenale militare con l’aiuto dell’Iran, ha sempre fatto della lotta contro Israele un marchio ideologico. Gli attacchi recenti non sorprendono gli specialisti del conflitto yemenita. «Ci si poteva aspettare che un gruppo la cui formazione ideologica anti-Israele e anti-americana non è solo uno slogan prendesse parte a questo fronte, con o senza il via libera dell’Iran», spiega al Monde Farea Al-Muslimi, ricercatore al think tank Chatham House (Londra).

I ribelli Houthi portano soprattutto una dimostrazione di forza mirata ad aumentare la loro legittimità presso la loro popolazione, piuttosto che a influenzare realmente il conflitto fra Israele e Hamas. «La loro partecipazione alla lotta contro Israele è un’opportunità formidabile per unificare la popolazione yemenita, che è in massima parte pro-palestinese ma soffre fame e corruzione sotto un governo di tipo mafioso», precisa ancora lo specialista dello Yemen.

Pur ottenendo il sostegno di un popolo lacerato da una grave crisi umanitaria, i ribelli sperano anche di estendere la loro influenza nella regione e di contrapporsi all’Arabia Saudita. Si tratta di una «strategia calcolata» il cui obiettivo è «fare pressione sugli Americani» per «accelerare la conclusione di un accordo con i sauditi», afferma all’AFP Maged Al-Madhaji, cofondatore del think tank Sanaa Center for Strategic Studies.

Tuttavia questa strategia potrebbe ritorcersi contro gli Houthi. Dopo la cattura della nave Galaxy Leader nel Mar Rosso nel novembre 2023, gli Stati Uniti avevano annunciato che avrebbero potuto nuovamente designare il gruppo ribelle come «organizzazione terrorista». Una decisione che, se fosse presa, potrebbe ostacolare questa ricerca di legittimità.

• Questo articolo di gennaio 2024 è stato ripubblicato a seguito del bombardamento dei ribelli Houthi contro l’aeroporto di Tel Aviv, in Israele, domenica 4 maggio.

Leggi anche: Les houthistes, révoltés insoumis du Yémen

Lascia un commento

I commenti dai nostri lettori (1)

Paul Attard 27.11.2025 Yemen is ancient. Sanaa is one of the oldest capitals. Yemen is a bit like Libya, full of clans who cannot get on. As is much of the Muslim world.