Paradosso sorprendente: l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti figurano tra i maggiori importatori mondiali di sabbia pur trovandosi nel cuore di immensi deserti. Questo articolo spiega perché questi Paesi spendono tanto per i loro ambiziosi progetti di costruzione.
Sapevate che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, nonostante i loro deserti, importano ogni anno milioni di tonnellate di sabbia? Perché dipendono dalle importazioni di sabbia per i loro megaprogetti?
I megaprogetti degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita, come Vision 2030, e costruzioni simboliche come le isole Palm, The World o il Burj Khalifa, richiedono quantità astronomiche di sabbia. Nel 2023 gli Emirati Arabi Uniti hanno importato oltre 6.000.000 di tonnellate di sabbia, per una spesa di quasi 37,35 milioni di euro destinata unicamente a queste importazioni, come conferma il media Jeux Vidéo. Centinaia di migliaia di tonnellate sono state utilizzate per costruire le isole artificiali di Dubai.
La sabbia locale, modellata dai venti del deserto, non è adatta a questi lavori. Questa “sabbia eolica” (i cui granuli sono levigati e arrotondati dal vento) è troppo liscia e indebolisce il cemento armato. Le norme tecniche richiedono quindi una “sabbia angolare”, proveniente da fiumi e cave, che consente di ottenere un calcestruzzo solido e durevole. Per il Burj Khalifa, ad esempio, circa 45.700 tonnellate di sabbia sono state appositamente importate dall’Australia.
Da dove proviene questa sabbia e come circola
La strategia di importazione degli Emirati Arabi Uniti nel 2023 si basa in gran parte sull’Arabia Saudita come principale fonte di approvvigionamento, seguita da Egitto e Belgio. Il trasporto avviene via nave cargo, talvolta da luoghi lontani come l’Australia o l’Egitto. La scelta della sabbia va oltre le semplici esigenze dell’edilizia: la produzione di vetro, per esempio, richiede quarzo di elevata purezza, un “quarzo premium” che raramente si trova sul posto.
Per Paesi come gli Emirati Arabi Uniti diventa quindi necessario cercare soluzioni all’estero, spinti da criteri di qualità. Questa ricerca combina aspetti scientifici, logistici e talvolta politici.
Le ripercussioni sull’ambiente e le possibili alternative
Lo sfruttamento mondiale della sabbia ha raggiunto livelli record: ogni anno vengono estratte circa 50 miliardi di tonnellate, il che rende la sabbia la seconda risorsa naturale più consumata al mondo dopo l’acqua. I prelievi lungo le coste, sebbene pratici, aggravano l’erosione delle spiagge e degradano gli ecosistemi, con il rischio di provocare gravi catastrofi ambientali. Questo saccheggio della “polvere d’oro” attira perfino il crimine organizzato, con reti che trasportano sabbia dall’India o dal Marocco verso le aree di maggiore domanda.
Di fronte a questa pressione e al crescente degrado ambientale, il ricorso a materiali riciclati e alla sabbia artificiale appare come una strada promettente. L’Arabia Saudita, in particolare, promuove queste soluzioni nell’ambito di Vision 2030 per ridurre una costosa dipendenza dalle risorse naturali.
Vedi: Des déserts à perte de vue… et pourtant contraints d’importer du sable
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