L’autrice è una giornalista afghana formata con il sostegno della Finlandia prima della presa del potere da parte dei talebani. Manteniamo anonima la sua identità per ragioni di sicurezza. Secondo le nuove leggi talebane, una moglie che visiti i propri familiari senza il permesso del marito rischia fino a tre mesi di carcere.
I talebani hanno introdotto nuove leggi che, di fatto, legalizzano la violenza domestica contro donne e bambini. La guida suprema dell’Afghanistan, il mullah Hibatullah Akhundzada, ha firmato a gennaio un decreto che introduce un nuovo codice penale.
Questo nuovo codice comprende tre parti, dieci capitoli e 119 articoli che legalizzano la violenza, codificano la disuguaglianza sociale e introducono misure punitive ampiamente denunciate come un ritorno alla schiavitù.
«Queste leggi rappresentano un ulteriore attacco contro le donne e violano apertamente i diritti umani», afferma Mitra (nome di fantasia utilizzato per motivi di sicurezza), attivista per i diritti delle donne residente in Afghanistan.
Le leggi, trapelate al pubblico attraverso diverse organizzazioni e mezzi d’informazione, hanno lasciato la popolazione — soprattutto le donne — in stato di shock. Tuttavia, nessuno può reagire né alzare la voce. Secondo il nuovo codice, opporsi al regime talebano o esprimere critiche nei suoi confronti è considerato un reato passibile di sanzioni penali.
Secondo l’articolo 32 del codice penale talebano, i mariti hanno il diritto di disciplinare fisicamente le proprie mogli e i propri figli. Finché non vengono rotte ossa e non si verificano sanguinamenti visibili, le azioni dell’uomo non sono considerate un reato e non comportano alcuna sanzione penale.
Anche quando in tribunale venga dimostrato che la violenza inflitta a una donna abbia causato lesioni evidenti o fratture ossee, l’uomo rischia soltanto una pena massima di quindici giorni di carcere.
Questa legge talebana ha di fatto legalizzato la violenza domestica e bloccato l’accesso delle donne alla giustizia.
Secondo l’articolo 34 del nuovo codice penale talebano, se una donna visita ripetutamente la casa del padre o dei propri familiari senza il permesso del marito e non ritorna nella casa coniugale, ciò costituisce un reato sia per la donna sia per i membri della sua famiglia. La pena può arrivare fino a tre mesi di reclusione.
Secondo la nuova legge, un marito ha il diritto di aggredire violentemente la moglie qualora questa gli disobbedisca.
Questo decreto talebano obbliga le donne a restare nelle proprie case in qualsiasi circostanza, anche di fronte a minacce e violenze domestiche. Le donne non possono più cercare protezione o rifugio presso le proprie famiglie.
Secondo documenti dell’organizzazione per i diritti umani Rawadari, il codice penale talebano è stato promulgato dal mullah Hibatullah Akhundzada il 7 gennaio 2026 e successivamente distribuito alle istituzioni giudiziarie provinciali per la sua applicazione.
I decreti emessi dai talebani dal loro ritorno al potere nell’agosto 2021 vengono generalmente mantenuti segreti all’interno delle istituzioni giudiziarie e comunicati al pubblico soltanto attraverso le moschee e gli anziani delle comunità.
La popolazione ne viene a conoscenza soltanto quando i mezzi d’informazione o le organizzazioni per i diritti umani riescono ad accedervi e a pubblicarli.
Il regime talebano ha di fatto diviso la società afghana in quattro classi, e la punizione di un reato non dipende dalla sua natura ma dallo status sociale dell’autore. Al vertice si trovano gli studiosi religiosi, che ricevono consigli e ammonimenti invece di sanzioni penali.
Segue poi l’élite, composta dai membri della classe dominante, come gli anziani dei villaggi e i commercianti benestanti. Costoro sono soggetti a un sistema sanzionatorio più lieve e generalmente evitano pene detentive.
La classe media affronta punizioni più severe. Alla base della scala si trova la classe più povera, le cui pene possono includere frustate pubbliche e dure condanne al carcere.
La nuova legge utilizza inoltre un termine che distingue gli schiavi dalle persone libere.
La schiavitù è stata ufficialmente abolita in Afghanistan nel 1923. Tuttavia, secondo il nuovo codice, trattare le persone come schiavi torna a essere una pratica ordinaria. Per esempio, un padrone ha il diritto legale di disciplinare il proprio subordinato, così come un marito la propria moglie. Ciò smantella di fatto il principio di uguaglianza davanti alla legge.
Mitra sostiene che queste leggi talebane rappresentino un chiaro attacco contro le donne e violino tutti i loro diritti umani. Applicando tali norme, i talebani hanno confinato le donne tra le quattro mura domestiche, costringendole a sopportare in silenzio ogni forma di abuso.
«Ciò che i talebani hanno stabilito negli articoli 32 e 34 fa venire i brividi. I talebani vedono le donne soltanto come oggetti sessuali. Queste leggi legittimano ogni forma di violenza contro le donne, che non possono nemmeno cercare giustizia o rifugiarsi presso il padre o il fratello. In pratica, questo imprigiona ufficialmente le donne sotto tutto il peso della violenza domestica», afferma.
Tutte queste disposizioni sono state redatte senza alcun dibattito e sono entrate in vigore con scarsissima discussione e senza partecipazione pubblica.
La loro esistenza è stata resa nota soltanto quando l’organizzazione per i diritti umani Rawadari ha ottenuto le leggi e le ha pubblicate sul proprio sito in lingua pashtu. Poco dopo la firma, esse sono state immediatamente inviate alle province affinché fossero applicate dai tribunali controllati dai talebani.
Come sottolinea Maryam, residente nel distretto di Ragh, nella provincia nord-orientale del Badakhshan, una volta che i mullah locali annunciano le leggi talebane nelle moschee, queste vengono immediatamente applicate nei distretti e nei villaggi, e tutti i casi vengono giudicati secondo tali norme.
«La maggior parte delle persone del nostro villaggio è analfabeta, e persino coloro che hanno ricevuto un’istruzione o conoscono i diritti delle donne non possono dire nulla per paura. Se pronunciano anche solo una parola, la gente del posto si rivolta contro di loro e iniziano i problemi. Le donne sono costrette ad accettare tutto ciò che dicono i loro mariti perché non hanno altra scelta», afferma Maryam, anch’esso un nome di fantasia per proteggerne la sicurezza.
Da quando i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan, hanno promulgato e applicato decreti e leggi che violano sistematicamente i diritti umani, confinando le donne tra le quattro mura delle loro case. Ma questa volta si sono spinti oltre, conferendo una legittimità giuridica a tutte le forme di violenza contro le donne.
Mitra rivolge un appello a tutte le organizzazioni per i diritti umani e alla comunità internazionale affinché si oppongano alle azioni dei talebani e impediscano loro di trascinare le donne in un sistema di schiavitù degno dei primi secoli della storia.
Avverte che, se il mondo non si schiererà al fianco delle donne afghane, queste saranno spinte verso la distruzione e dovranno affrontare una grave catastrofe umanitaria.
Vedi, Sin huesos rotos, no hay delito: las nuevas normas de talibanes sobre violencia contra las mujeres
Due donne sedute su una panchina a Kabul mentre sorvegliano un bambino che gioca con una bicicletta: LearningTogether.
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